Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

nuovamente la Francia nei suoi atteggiamenti di spregiudicata concorrenzialità all ’ interno dell ’ occidente. Voglio ripetere che tale ipotesi potrebbe verificarsi a mio avviso solo sulle ceneri dell ’ attuale politica estera in gestazione a Parigi e che se que sto fallimento si verificherà i partners europei della Francia avranno probabilmente non poche responsabilità. Mitterrand — dal canto suo — ipotizza per ora scelte di politica interna zionale assai meno imbarazzanti per il resto dell ’ occidente di quelle di Giscard: non è un mistero per nessuno che l ’ URSS avrebbe preferito la rielezione dell ’ ex presidente e che — a parte la questione del dollaro e quella del PCF nel governo — Mitterrand abbia cercato in ogni modo di avere buoni rappor ti con l ’ Amministrazione Reagan. Pur non facendo parte (dai tempi di De Gaulle) del settore militare della NATO, Parigi ha assunto sulla questione degli euromissili un atteggiamento più duro verso l ’ URSS di quello avuto fino a qualche mese fa. Mi pare che proprio l ’ esame di tale posizione contribuisca a confermare ciò che ho sostenuto a proposito dell ’ ottica mitterrandiana in politica estera e delle differenze di questa con quella giscardiana: l ’ ex presidente sembrava sottolineare il fatto che la Francia è meno coinvolta dei suoi partners occidentali nella questione dell ’ installazione di Cruise e Pershing II (che non verranno comunque collocati nel suo territorio), mentre Mitterrand insiste sull ’ importanza della parità delle forze «di teatro» in Europa e si prende a cuore la causa degli euromissili americani condizionandola pe rò nello stesso tempo all ’ esplorazione delle vie del dialogo con l ’ URSS in modo da poter rinunciare ai nuovi vettori americani se Mosca garantirà il ripristino dell ’ equilibrio attraverso so stanziali concessioni sui suoi SS-20. Tale ottica di Mitterrand è potenzialmente contraddittoria con quella di Reagan, desi deroso di mettere in difficoltà l ’ URSS per propiziare non solo e non tanto il riequilibrio dei vettori in Europa, quanto il rie quilibrio (mutato negli anni Settanta a beneficio di Mosca) delle influenze mondiali tra le due superpotenze. L ’ opinione che Reagan punti a utilizzare gli alleati per mettere in difficol tà l ’ URSS e a umiliarli escludendoli poi dal dialogo reale con Mosca (da avviarsi dopo che questa avrà fatto concessioni a Washington) è presente anche in ambienti qualificati di stu diosi statunitensi. La possibilità o meno per Mitterrand di muoversi secondo l ’ ottica che pare ispirarlo dipende dunque non solo dalla sua forza in Francia (che sembra oggi scontata) e dall ’ atteggiamento degli alleati europei, ma anche dal modo in cui Washington si porrà a sua volta la questione della colla borazione con gli alleati rispetto al braccio di ferro che ha in corso col Cremlino e rispetto alla questione del riequilibrio delle forze anche in campo occidentale. In questo senso i se gnali giunti da Ottawa (dove il 20 e il 21 luglio si è riunito il vertice dei sette paesi più industrializzati ad economia di mer cato) sono tutt ’ altro che incoraggianti e sembrano indicare una volontà statunitense di rafforzare un predominio già esi stente piuttosto che di reimpostare i termini della collabora zione con gli alleati. Ad Ottawa i rapporti tra Mitterrand e Reagan sono sembrati positivi, ma è ovvio che il loro sviluppo risentirà molto del modo in cui Reagan continuerà a persegui re le sue ambizioni.

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