Problemi della transizione 1981

La svolta francese

questo tipo di minore tonnellaggio da impiegare non lontanto dalle basi di partenza) la scelta giscardiana era destinata a fare della Francia ancora per molto tempo la sola potenza (oltre ovviamente a USA ed URSS) a disporre di tali imbarcazioni e quindi la sola potenza (a parte le due «super») a poter (teori camente) intervenire ovunque e a poter condizionare lo svilup po politico di una crisi semplicemente inviando una grande portaerei al largo dei paesi in essa coinvolti. La costosa scelta giscardiana delle portaerei era dunque perfettamente in sinto nia con la sua politica estera e la sua linea militare. Lo è certa mente meno rispetto alla politica estera e alla linea militare di Mitterrand. La stessa cosa si può dire del continuo riarmo convenzio nale a beneficio dell ’ aeronautica e delle forze armate di terra. Considerazioni simili (anche se in questo caso il costo è molto minore) a quelle fatte per le portaerei si possono esprimere ri spetto al progettato acquisto (un punto su cui ci sono state pa recchie pressioni sullo stesso Giscard da parte dei comandi mi litari) dei grandi aerei da trasporto statunitensi C-141, che po trebbero accrescere le già notevoli capacità d ’ intervento delle truppe aeroportate francesi. Mentre gli altri paesi europei del la NATO diffidano (giustamente) di possibili interventi al di fuori dell ’ area di competenza dell ’ alleanza, la Francia giscar diana voleva dunque essere in modo sempre più evidente il so lo paese (a parte USA e URSS) a poter intervenire (o minac ciare di intervenire) in Africa e anche nel Medio Oriente e a poterlo fare autonomamente. Non bisogna certo mistificare il presumibile atteggiamento di Mitterrand, che è quello di chi intende rivedere i programmi giscardiani, ma non certo smi nuire il potenziale bellico francese. Nell ’ ottica mitterrandiana le forze armate convenzionali devono continuare a funzionare bene, anche se devono essere condizionate meno di prima dal la prospettiva degli interventi esterni, devono essere rafforzate da progetti di difesa civile in caso d ’ attacco, devono essere meno dispendiose e devono soprattutto poter contare sulla Force de frappe. Il nuovo presidente non rinnega affatto (anzi, il contrario) la scelta dell ’ armamento nucleare. Appena eletto, ha fatto del generale Saulnier (responsabile delle forze aeree strategiche) il suo Capo di S.M. particolare, ha visitato il co mando di Taverny delle forze nucleari strategiche e l ’ ìle Lon- gue, dove sono di base i cinque sottomarini atomici e dove ha annunciato che non solo verrà completato il sesto, ma che presto entrerà in cantiere il settimo. Mitterrand vede proprio nella possibilità di rispondere con le armi nucleari a un even tuale attacco un fondamentale fattore di sicurezza e di indi pendenza della Francia. I vettori che i francesi chiamano «strategici» (i 18 missili che si trovano nei bunker sotterranei del Plateau d ’ Albion e che trasportano ciascuno un ’ ogiva da 150 kiloton) sono in realtà «di teatro», visto che hanno un ’ autonomia di 3.000 chilometri, ma a Parigi ritengono che ciò sia sufficiente a scoraggiare un potenziale aggressore, ren dendogli troppo caro il prezzo dell ’ ipotetico attacco. Oltre ai 18 missili del Plateau d ’ Albion, le Forces Aériennes Stratégi- ques (FAS) comprendono 30 Mirages F IV e 11 KC-135 (per il rifornimento in volo dei bombardieri strategici). Una considerazione a parte merita il problema delle vendi

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