Problemi della transizione 1981
Antonio Labriola
Prove, se non di «effettiva narrazione storica», di ricerca «specifica e circostanziata» sono sparse nei suoi saggi e nelle lezioni universitarie, e se ne può ricavare un ’ idea del metodo che egli intendeva seguire, oltre che significativi giudizi con creti. Ad esempio nel secondo saggio, dove l ’ «Europa civile», che può sembrare paradigmatica di un processo di sviluppo, «tanto che su cotesto modello furono ideati e fino ad ora co struiti tutti i sistemi di filosofia storica», non è vista come l ’ uniforme terreno di affermazione della borghesia. «Questa Europa stessa è assai variopinta. Ecco qui la fioritura massi ma della produzione industriale capitalistica, cioè dire in In ghilterra; e in altri punti vive, o rigoglioso o rachitico, l ’ arti- gianato, come da Parigi a Napoli, tanto per cogliere il fatto nei suoi estremi. Qui la campagna è quasi per intero industria- lizzata, com ’ è di nuovo in Inghilterra; ed ecco che altrove ve geta, in molteplici forme tradizionali, lo idiotico contadina me, come in Italia ed in Austria, anzi in questo paese più che da noi». E l ’ azione dello Stato viene esercitata in Francia «nei modi più sicuri e palesi di un esplicito dominio di classe», lad dove «in Germania, le vecchi abitudini feudali, l ’ ipocrisia pro testante, e la viltà di una borghesia che sfrutta le favorevoli contingenze economiche senza portarci dentro, né spirito, né coraggio rivoluzionario, mantengono all ’ ente stato le mentite apparenze di una missione etica da compiere» 13 4 . Queste varietà e disuguaglianze di svolgimento forniscono «la prova evidente del come le condizioni storiche sono tutte circostanziate nelle forme di loro sviluppi» 15 . Sicché è necessa rio respingere una rappresentazione della storia umana come sottoposta a un disegno unitario, alla maniera della vecchia fi losofia della storia, e si dovrà dedicare invece attenzione e stu dio agli sviluppi specifici delle situazioni reali ed al loro confronto 16 . 13 Lettere a Benedetto Croce, cit., p. 259, lettera del 23 gennaio 1898. A questo proposito non voglio negare una difficoltà che s ’ incontra nel pen siero di Labriola, che negli appunti del corso 1902-1903 insiste sul carat tere autonomamente esplicativo e in terpretativo del materialismo marxi sta, come capace di fornire «i principi direttivi del movimento storico»; ma questi principi servono a spiegare «le cause generali» degli avvenimenti, mentre V unicum che è il singolo e concreto avvenimento può essere so lo colto dalla esposizione e narrazio ne, «le quali risulteranno consone al la dottrina se il narratore o espositore porterà in ogni particolare il medesi mo criterio, e se lumeggerà la conca tenazione degli avvenimenti con la preoccupazione continua di fare che essi non disarmonizzino con la vedu ta generale» (A. L abriola , Storia, fi losofia della storia, sociologia e ma terialismo storico, in Saggi sul mate rialismo storico, cit., pp. 327-329 e 340). Qui mi sembra abbandonata l ’ idea che la narrazione serva a ricom porre i «fattori» dell ’ analisi, superan done la separazione, e si apre un dua lismo fra cause generali e cause speci fiche. In generale il problema del ruolo del la narrazione nella conoscenza stori ca non è discusso dagli studiosi del Labriola: v. ad es. M. C orsi , Anto nio Labriola e l ’ interpretazione della storia, Napoli, 1963, che pure inten de esattamente la concezione labrio- lana della «particolarità del fatto sto rico». E cfr. G. B edeschi , Il marxi smo di Antonio Labriola, in «Mon- doperaio», nov. 1980, partic. pp. 77-78. 14 Del materialismo storico cit., pp. 96-97. Ma, continua, «il contra sto più acuto» in Europa è posto dal la Russia, dalla sua arretratezza e dalla dissoluzione del comuniSmo agrario, dalla sua incipiente moder nizzazione economica, «il che proba bilmente vi prepara le condizioni di una rispondente rivoluzione politica ». 15 Ibidem, p. 97. 16 Ibidem, p. 98.
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