Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
2. Per questo non si potrà parlare dell ’ epoca moderna, li berale, del capitalismo, come «di una serie di fatti particolari» inquadrati «in una già nota prospettiva unica di tutto il genere umano»: che mi pare una notevole anticipazione critica delle storie marxiste costruite sulla base di leggi universalmente va lide. Nell ’ epoca moderna il tratto comune è che i suoi contrasti sono la «ragion d ’ essere del socialismo»: ma ciò non significa far sparire «le differenze di attivi e passivi, di Oriente e di Oc cidente, di avanzati e di arretrati, di selvaggi barbari e civili», né significa credere ad un uniforme progresso, perdendo di vi sta «il relativo regresso, ossia la decandenza, che è pur feno meno d ’ indubbia realtà» 17 18 . In questa visione di squilibri e contrasti si colloca la diversità dell ’ Italia, la quale «nella pro spettiva generale del mondo... rappresenta un determinato e particolare angolo visuale»'*. Nell ’ esame della condizione dell ’ Italia Labriola dimostra la forza del suo modo d ’ intendere il marxismo, che lo distacca da tutti i socialisti contempora nei, dediti al più ad estendere e sovrapporre categorie econo miche generali alla realtà del paese, del quale vengono sotto valutate e persino ignorate le peculiarità. Rivolgendo il suo sguardo all ’ Italia, alla storia che l ’ ha fatta qual è, Labriola è consapevole di tutta la portata dell ’ operazione che egli com pie. «Non è già che io voglia abbandonare la veduta universa listica... per valutare ora il mondo intero alla stregua di ciò che praticamente, e in modo esclusivo, o gioverebbe o impor terebbe all ’ Italia». Così avverte nel saggio Da un secolo all ’ al tro, affrontando il caso italiano. «Dico semplicemente questo, che, cioè, per il complesso delle condizioni che le sono pro prie, l ’ Italia è orientata in un certo modo rispetto alla concate nazione economico-politica del mondo civile attuale. Cotesto angolo visuale — certo più angusto di quello delle altre nazio ni che han nome di grandi — non è cosa accidentale o arbitra ria. Innanzi tutto, esso è proporzionale alle differenze che ef fettivamente corrono fra le condizioni italiane e quelle di altri paesi; reca la misura effettuale di ciò che l ’ Italia è e può di fronte alle grandi correnti della storia attiva...» 19 . L ’ orizzonte a cui commisurare lo svolgimento storico italiano è universa le, e rispetto ad esso si determina il grado di avanzamento del paese, la sua possibilità di competere sull ’ arena mondiale, la sua maturazione in rapporto all ’ avvenire socialista. Allo stesso modo Gramsci porrà il problema del giudizio storico-politico sull ’ Italia contemporanea: «Quale posizione esatta occupa l ’ Italia nel mondo capitalistico e come hanno influito le forze esterne al processo interno?» 20 . Non c ’ è, nell ’ uno e nell ’ altro, nessuna veduta ristretta della storia italiana come distaccata dalla storia generale del capitalismo, e al tempo stesso c ’ è il ri conoscimento di una precisa identità nazionale, che va colta e spiegata nella sua genesi e nel suo carattere. A questo punto Labriola introduce in breve spazio alcune 17 Da un secolo all ’ altro, cit., pp. 351-352. 18 Ibidem, p. 369. 19 Ibidem.
20 A. G ramsci , L ’ Ordine nuovo. 1919-1920, Torino, 1954, p. 72.
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