Problemi della transizione 1981
Antonio Labriola
folgoranti riflessioni, che saranno, sebbene poco note nella lo ro fonte originaria, alla base di aspetti essenziali del dibattito storiografico dei decenni successivi. La prima riflessione, che influenzerà il Croce fin nella periodizzazione della sua Storia d'Italia, riguarda il modo come si è svolto il Risorgimento, un modo in un certo senso attivo, «specie nei momenti delle ri volte, e delle guerre»; mentre la condizione dellìtalia fu «rela tivamente passiva... in tutti gli anni anteriori al 1870, nei quali le altre funzioni direttive posero le premesse e dettero la prima potente avviata alla presente espansione e gara vera mente mondiale» 21 . Il momento della forza, delle rivolte e del le guerre, non è obliterato, ma ricondotto a dimensioni mino ri, non influenti sullo svolgimento della «espansione e gara» capitalistica internazionale, non paragonabili alle esigenze del la politica moderna. Nella storia generale l ’ inizio del secolo XIX, del «vertiginoso erompere dell ’ èra liberale», potrà collo carsi dal 14 luglio 1789, «o a un dipresso», ma anche dovrà tener conto della rivoluzione industriale inglese e dell ’ indipen denza americana. E un inizio che prende consistenza da una serie di rotture, in Francia, in Inghilterra, in America; quelle rotture che Croce nella Storia d'Europa darà per scontate e presupposte, rifiutandosi, osserverà Gramsci, di affrontare il problema di come «un sistema etico-politico si dissolve e un altro si elabora nel ferro e col fuoco», per assumere «placida mente come storia il momento dell ’ espansione culturale o eti co-politico» 22 . Ma per l ’ Italia le date cambiano, e qui è una differenza fra il pensiero di Labriola e quello di Gramsci. Per Labriola si deve uscire dal Risorgimento, dalla sua problema tica eroica ma ristretta, se si vuole esattamente individuare la posizione dell ’ Italia e la sua adeguatezza al quadro mondiale. La rivoluzione non ha avuto da noi altrettanta energia distrut tiva ed espansiva. E del resto l ’ «èra liberale» per il suo stesso carattere è il «resultato di una civiltà non più atavisticamente locale, non più nazionale e mediterranea, ma internazionale, anzi interoceanica o panoceanica» 23 . Solo a questa stregua si può giudicare l ’ ingresso dell ’ Italia fra i popoli pienamente atti vi, solo in rapporto ad un altro ordine di lotte e contrasti, poi ché «la politica della conquista... e della guerra, o fatta o sol tanto minacciata», è ormai divenuta e rimane «l ’ inevitabile conseguenza, il potente assillo e l ’ istrumento decisivo della espansione capitalistico-borghese» 24 . Siamo nell ’ epoca dell ’ im perialismo. Ma Labriola non trae tutte le conseguenze da que ste osservazioni. Ed una importante conseguenza è che quella disuguaglianza di livelli da lui osservata nei diversi paesi non è ormai più una anomalia, un ritardo da superare, ma è la logi ca stessa dello sviluppo, e si accentuerà anziché stemperarsi, dando luogo a nuove condizioni dello scontro fra gli Stati ca pitalistici e della lotta per il socialismo. La seconda riflessione di Labriola riguarda il giudizio sulla riuscita dell ’ Italia «a risorgimento politico finito», una riuscita
21 Da un secolo all'altro, cit., p. 370. 22 A. G ramsci , Quaderni del carce re, II, Torino, 1975, p. 1227. 23 Da un secolo all ’ altro, cit., p. 345. 24 Ibidem, p. 347.
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