Problemi della transizione 1981
Antonio Labriola
all ’ indietro della nascita del popolo italiano, che vede non «più in là del secolo undecimo» 29 . E non ho bisogno qui di ri cordare quali altri debiti, a cominciare dal Volpe, si siano aperti nella storiografia italiana su questo punto 30 . C ’ è però una riflessione sulla storia della borghesia italia na, che si collega a numerose altre osservazioni sparse nei sag gi e nelle lezioni, e che assume, a me sembra, un valore cen trale. Il problema nasce direttamente dalla situazione attuale. «La nostra recente rivoluzione non consiste — come alcuni hanno con leggerezza affermato — nel giungere della borghe sia al dominio su la società. Questa rivoluzione è stata fatta, sì, principalmente sotto la direzione dello spirito borghese; ma la borghesia italiana esisteva da secoli, ed aveva avuto non so lo le sue glorie, ma la sua terribile caduta alla fine del secolo decimosesto, e la sua prolungata decadenza fino alla Rivolu zione francese» 31 . Questo è il problema storico attorno a cui principalmente si muove il pensiero di Labriola: la nascita di una borghesia in Europa, e precocemente in Italia, la sua de cadenza nel nostro paese, il ritardo italiano all ’ appuntamento del capitalismo moderno. 3. Nel IV saggio la questione delle origini di una società moderna in Italia è esaminata in relazione ai velami ideologici che ne hanno impedito o procrastinato l ’ esame realistico. «In quel gran tratto di tempo che per convenzione di comodo noi chiamiamo il Medio Evo... quei pochi e rari intellettuali che raccolsero e scrissero le memorie locali e generali. .. non ebbe ro punto o assai raro sentore della peculiarità, novità, e origi nalità dei fatti che trattavano. Vissero idealmente in una ro manità di loro fattura, nella quale inquadrarono i nuovi fatti come gli accidenti di un impero continuamente esistente». Il distacco «dagli universali vincoli dell ’ impero e del Papa» è av vertito tardi, nascosto da questa «illusionale comune coscien za indistinta» della romanità. Ma infine la prospettiva storica viene mutata. «La forma strepitosa di tale distacco come quel la che avvia alla rinascenza e alle prime fasi della storia mo derna, è nella formazione dei comuni, e nei fatti analoghi del le Fiandre, delle città del Reno, della lega anseatica e soprat tutto della Provenza, dove il moto, prematuramente trascorso alla ribellione dalla cattolicità, fu spezzato dal regno di Fran cia, aspirante al Mediterraneo». Gli intellettuali comprende vano infine dove fosse l ’ antico: «cessava il senso di quella mi scela, che fu la romanità medievale». I «dotti di professione» avrebbero ricavato fra l ’ antico e il moderno «un cosidetto evo-medio», spezzando anche nella cultura il mito della conti nuità romana. Quel mito era stato di Dante «che, contemporaneo della borghesia già avviata», crede di vivere in un Impero «che si continui all ’ infinito» 32 . Sta nascendo, al contrario, l ’ evo mo derno e borghese. «L ’ apparizione della borghesia — o che si
verteva anche il corso dell ’ anno acca demico 1894-95: L. D al P ane , An tonio Labriola nella politica e nella cultura italiana, Torino, 1975, pp. 294-295. 32 Da un secolo all ’ altro, cit., pp. 358-359.
29 Ibidem. 30 Coglie bene questo aspetto G. G a lasso , L ’ Italia come problema storio grafico, Torino, 1979, pp. 184-185. 31 Da un secolo all'altro, cit., pp. 371-372. Sulla decadenza italiana
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