Problemi della transizione 1981
Antonio Labriola
nell ’ Italia settentrionale e centrale, e come prima e fallimenta re apparizione delle idee comunistiche. «Il punto capitale — afferma Labriola — è la formazione dei comuni, ossia la loro autonomia-, e poi l ’ inizio delle libertà civili, ossia la preformazione della borghesia, e la liberazione della campagna dalla servitù personale, dalla gleba e dal fitto perpetuo; l ’ assimilazione giuridica della terra al concetto della proprietà libera; l ’ assimilazione del lavoratore della terra al li bero contrattante e quindi il fitto a tempo (di cui la mezzadria non è che una sottospecie); il predominio della città sulla cam pagna e l ’ impossibilità che si formasse un ceto di contadini piccoli proprietari. Questo fatto primordiale ha deciso tutta la sorte ulteriore della fisionomia sociale dell ’ Italia dove una classe di contadini (Germania, Norvegia) non c ’ è mai stata» 48 . Che è una particolarità della storia italiana cui poi si rifece Gramsci, in confronto alla Francia ed agli avvenimenti della rivoluzione francese. Al principio del secolo XIV, precisa Labriola, i «comuni si sono formati da un pezzo, e alcuni sono venuti in grandezza, e in altri s ’ è già ingenerata la differenziazione politica che me na alla signoria ed alla tirannia», le classi si sono sviluppate, «l ’ Italia meridionale continentale s ’ è già cristallizzata in una monarchia di dominio signorile». La lotta antifeudale ha crea to, con la scomparsa della servitù, condizioni nuove. Le città si rafforzano a spese del clero e della nobiltà ed a svantaggio dei contadini. Nel contado il comune instaura rapporto di si gnoria e ragioni di monopolio». Le tasse gravano sulla piccola proprietà ed assieme alle speculazioni dei cittadini la spingono a vendite e divisioni. Si crea nella campagna precocemente mo dernizzata una massa di straccioni che i podestà opprimono. «Ecco la via aperta alla diffusione dei francescani e al recluta mento delle compagnie di ventura». Su questo nuovo, enorme proletariato di campagna s ’ impernia il moto dolciniano 49 . Nel Discorrendo Labriola, richiamandosi alla premessa del suo corso del 1896-97, spiega la dottrina con cui «Dolcino tenne ferma la compagine dei suoi seguaci, tenacissimi ed im pavidi nel combattere fino all ’ ultimo da eroi, da martiri e da precursori di un nuovo ordine di cose nella vita dell ’ umanità». E «uno dei tanti ritorni apocalittici al cristianesimo puramen te evangelico» e in linea di discendenza e connessione ideolo gica risale alle «ribellioni antigerarchiche più prossime, agli Albigesi, alla Pataria, a Gioacchino da Fiore, ai Fraticelli». Ma guardando più addentro «non è difficile di ritrovare, di dietro ai mistici veli dell ’ ascetismo, e all ’ esaltata passione per il cristianesimo vero, le materiali condizioni e i materiali mo venti, per cui convengono intorno ad alcuni simboli di rivolta gli infimi del cenobitismo, i contadini di quei paesi dove la feudalità è ancora viva, i contadini di quelle altre terre, che, francate dal feudo, per la rapida formazione dei liberi comuni furon violentemente proletarizzati, e poi la minutissima gente
nella politica e nella cultura italiana, cit., p. 64, dov ’ è ricordàto il giudizio di B. Croce, secondo cui La dottrina di Socrate, rivela un «acuto senso storico». 48 Ibidem, pp. 409-410.
49 Ibidem, pp. 410-412.
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