Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

dei comuni stessi così spietatamente corporativi, e da ultimo, come sempre, gl ’ idealisti, che trasmutano in causa propria la causa dei derelitti: — gli elementi tutti di una rivoluzione so ciale». Il caso classico di questi movimenti delle plebi cristiane sarà la sollevazione degli Anabattisti. «Ma non fu cosa di po co conto la rivolta dolciniana; specie per le condizioni di pre coce modernità in cui trovasi la valle de Po, in principio del secolo XIV» 50 . La tarda obiezione del Croce, che Labriola, se avesse por tato a termine il libro su Dolcino che aveva in mente e che aveva anticipato in qualche modo nelle lezioni, avrebbe pre sentato l ’ ideologia sua e degli Apostolici «come una “ sopra struttura ” , la cui “ sottostruttura ” erano le condizioni delle plebi rurali nell ’ Italia settentrionale», trova apparente fonda mento nella frase del Discorrendo su «le materiali condizioni e i materiali moventi» della rivolta, che Croce cita 51, mentre trascura gli appunti delle lezioni. Ma non tiene conto che quella frase, come del resto gli appunti, erano lo scheletro di una ricerca, e che la narrazione storica avrebbe dovuto fonde re le condizioni sociali e l ’ ideologia, e non sostituire come Croce suppone la vita economica alla vita morale. Altrimenti sarebbe stato impossibile a Labriola spiegare perché i seguaci di Dolcino furono «tenacissimi ed impavidi nel combattere fi no all ’ ultimo da eroi, da martiri e da precursori di un nuovo ordine di cose nella vita dell ’ umanità», proprio muovendosi nella sfera delle azioni morali anziché in quella degli interessi economici. Ma certo la difficoltà, messa in luce dal Croce, e da lui estesa ai lavori sulle eresie di Kautsky e Volpe, esisteva, e si poteva affrontare, come Labriola ben sapeva, solo nella concreta spiegazione ed esposizione storica. Non altri che La briola aveva scritto a Kautsky: «Io ho superato ormai l ’ equi voco, per il quale molti riducono il materialismo storico alla illustrazione economica della storia» 52 . Superato in linea di teoria, l ’ equivoco restava da superare nella narrazione storica, a cui Labriola aspirava senza probabilmente possederne i mez zi filologici ed espressivi, e il tempo, che inesorabilmente gli stava sfuggendo.

intendimenti, o di cenobitica ascesi o di civile libertà cristiana, anche una parte delle plebi e delle recenti bor ghesie». Ibidem, pp. 250-251. 51 B. C roce , Il materialismo storico e le eresie medievali (1946), in B.C., Varietà di storia letteraria e civile, se rie II, Bari, 1949, pp. 45 e segg. Cfr. la lettera a Croce del 12.4.1897, in cui Labriola lamenta il poco ancora fatto per attuare il proprio program ma di studio sulle condizioni d ’ Italia al principio del XIV secolo e di spie gazione di Fra Dolcino: che doveva essere un impegno ulteriore rispetto alle lezioni tenute in quell ’ anno. A. L abriola , Lettere a Benedetto Cro ce, cit., p. 209. 52 Lettera a Kautsky del 10 sett. 1896, in G. P rocacci , Antonio La briola e la revisione del marxismo at traverso l'epistolario con Bernstein e

50 Discorrendo di socialismo e di fi losofia, cit., pp. 258-259. Qui La briola svolge considerazioni sulle ori gini del cristianesimo, sulla primitiva uguaglianza dei cristiani e sulla inani tà degli sforzi per ristabilirla, da Dol cino a Tommaso Mùnzer, «in tempi a ciò non adatti»: che è tema collega to a quello, da Labriola toccato ripe tutamente, della diversità profonda del comuniSmo antico, medievale e moderno. Cfr., ad es., la lettera a En gels del 15 febbraio-marzo 1894, cit. Nel Discorrendo è anche significativo sulla funzione della proprietà eccle siastica nel Medioevo e sul sistema economico e politico che su di essa si volle costruire da Gregorio VII ed In nocenzo III: al quale si ribellarono non solo gli altri potenti, «ma in al cuni punti di più progredita operosità industriale e commerciale (Fiandra, Provenza, Italia del nord) con diversi

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