Problemi della transizione 1981
Antonio Labriola
5. Da Fra Dolcino a Bruno. All ’ ammirazione per Bruno Labriola era portato da tutti i suoi studi napoletani, e dalla lotta ingaggiata per uno stato laico. «Né io ho aspettato il 1889 — dirà nel discorso all ’ Università di Roma del 18 feb braio 1900 — per onorare il filosofo nolano, perché vengo, quantunque non ne segua le idee, da quella scuola in cui bril lava Bertrando Spaventa, il quale pensava che lo studio della filosofia tedesca sarebbe da riprovarsi se non avesse continua to la tradizione bruniana» 53 . A Bruno Labriola dedicò scritti e discorsi, mettendo in luce il contributo non di specifiche sco perte ma di impulso generale della scienza moderna, di cui Bruno comprese «tutto lo spirito e tutto il bisogno». Si fa tor to — scrisse — alla sua memoria «col distrarlo dai tempi suoi, e col ridurlo in figura di uomo che presagisca e precorra tutto il pensiero moderno». Ma egli «per genialità speculativa fu certo superiore a tutti i pensatori del secolo suo... Spezzò del tutto le catene della scolastica, la ruppe con ogni maniera di tradizione, e lui primo e solo trasse a conseguenze speculative la nuova intuizione copernicana... Oppugnatore ardito della vecchia fisica, e diroccatore del cielo di Dante, ha vivo già il sentimento della nuova esperienza, a cui la natura avesse ad assoggettarsi, per rivelarci le sue proprie leggi» 54 . E ancora, nella splendida lettera al comitato pisano: «Tenne la verità fi losofica per superiore ad ogni religione, e questa volle ridotta all ’ educazione delle moltitudini negli abiti morali... Alla sua alta mente di filosofo speculativo, coerente allo entusiasmo di una poetica rappresentazione dell ’ ordine universale delle cose, sfuggirono sempre le ragioni politiche delle difficoltà in cui dette di cozzo; cosicché l ’ animo suo è tutto un ’ alta tragedia di uomo imperterrito e fatale» 55 . Ma ciò non toglie che Bruno avesse compiuto uno sforzo di comprensione del suo tempo. Commentando una sua pagina, Labriola scrive che tradotta in prosa moderna la sua visione «è l ’ avvento della borghesia al governo della società... la mente che spazia libera nella ricer ca della natura. .. la scienza che aspira a diventare la regolatri ce progressiva della vita...» 56 . Labriola sottolinea, con Spaventa, il collegamento del pen siero del Bruno con quello di Spinoza e di Hegel 57 . Ne vanta l ’ insegnamento morale e l ’ utilizza contro un temuto ritorno clericale, per ribadire l ’ «alta e nobile missione, che c ’ è imposta dal trovarci con le idee dello Stato moderno entro Roma, sede della cattolicità, dove non possiamo rimanere, se non come combattenti per la libertà della coscienza e del pensiero, in
italiana, II, Torino, 1978, pp. 689, 703. 55 Per una commemorazione di Giordano Bruno, cit., pp. 72-73. 56 A. L abriola , Scritti vari, Bari, 1906, p. 415. E cfr. N. B adaloni , La filosofia di Giordano Bruno, Fi renze, 1955, p. 177. 57 Giordano Bruno, cit., p. 933. E vedi E. G arin , Storia della filosofia italiana, cit., Ili, pp. 1230 e segg.
con Kautsky. 1895-1904, in «Annali Feltrinelli», III (I960), Milano, 1961. 53 A. L abriola , Giordano Bruno, discorso all ’ Università di Roma, 16 febb. 1900, in A. L., Scritti filosofici e politici, a cura di F. S barberi , II, Torino, 1973, p. 973. 54 A. L abriola , Per una commemo razione di Giordano Bruno, lettera del 27 aprile 1888 al comitato uni versitario di Pisa per le onoranze a Giordano Bruno, ibidem, I, p. 73. E vedi E. G arin , Storia della filosofia
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