Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

tutto il largo campo dei pubblici ordinamenti e della nuova cultura che dobbiamo portare nelle moltitudini» 58 . Anch ’ egli aveva un ’ idea di Roma, della sua missione, e Bruno era lì a laicamente convalidarla 59 . L ’ avanzamento degli studi bruniani richiede una revisione di molti giudizi. Ma in questa battaglia per Bruno è soprattut to evidente l ’ intento di stabilire un nesso fra la tradizione ita liana e la cultura europea, che non si modifica nella sostanza dalla lettera del 1888 al discorso del 1900, sebbene in questo arco di tempo si collochi tutto lo sviluppo di Labriola come socialista e marxista. Con Spaventa, Labriola pensa al corso della storia d ’ Italia dopo il Rinascimento come ad una lunga decadenza, provocata da una forza prepotente che aveva «estinto i germi e gli elementi della vita nuova». In questa idea della decadenza italiana c ’ è la passione dell ’ uomo del Ri sorgimento, che Labriola trasferirà su un piano più analitico e oggettivo, di ricerca di cause anche strutturali. La «forza pre potente», per Spaventa era da cercare nella chiesa cattolica, nella mancanza di libertà degli italiani, e specialmente di liber tà filosofica 60 . Per Labriola la forza che ha deviato il corso della storia italiana sta essenzialmente in una sfera materiale, nel Mediterraneo, nel nuovo orientamento degli scambi che ha luogo nel ’ 500, nell ’ isolamento economico dell ’ Italia che egli probabilmente anticipa, a giudicare dalle ricerche recenti. Tre decenni dopo, Gramsci riconoscerà le cause del declino all ’ interno stesso della costituzione comunale e nella debolezza organica della prima borghesia italiana 61 . Ma ciò che collega questi tentativi di darsi ragione di tanto vuoto è l ’ esigenza sen tita come un dovere e una necessità di colmarlo. Ha osservato Garin che il rientro nella «circolazione» del pensiero europeo, auspicato da Spaventa, è tradotto da La briola «sul terreno storico, nel senso che nell ’ Italia comunale si individua l ’ avvio della società borghese ( “ comincia prima che altrove... e poi si arresta ” ), ponendosi così il problema dei motivi di quell ’ arresto, e l ’ esigenza di una consapevolezza, necessaria per rientrare nel circolo del processo politico euro peo». Mentre Spaventa intendeva di «ripigliare» il pensiero

simo al capitalismo, nella Storia d ’ Italia Einaudi, Annali, I, Torino, 1978, pp. 1174 e segg. Per la critica alla datazione della crisi italiana nel ’ 500, v. soprattutto F. B raudel , Ci viltà e imperi del Mediterraneo nel l ’ età di Filippo II, nuova ediz., Tori no, 1976, passim.

58 Per una commemorazione di Giordano Bruno, cit., pp. 70-71. 59 Sull ’ idea di Roma dopo l ’ Unità, F. C habod , Storia della politica estera italiana dal 1870 al 1896, I, «Le pre messe», Bari, 1951, pp. 179 e segg., dove però non si cita il Labriola. E invece E. G arin , La cultura italiana tra ’ 800 e ’ 900, Bari, 1976, pp. 7-8. 60 B. S paventa , Logica e metafisica, Bari, 1911, p. 18; B. S paventa , Dal la razionalità della filosofia. Prolu sione, in B. S paventa , La filosofia italiana nelle sue relazioni con la filo sofia eurepea, Bari, 1908, p. 33 e an che pp. 2,31. E vedi il Giordano Bru no in B. S paventa , Rinascimento, ri forma, controriforma e altri saggi cri tici, Venezia, 1928, pp. 126-159. 61 Oggi tengono il campo nuove spiegazioni, per le quali si veda M. A ymard , La transizione dal feudale

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