Problemi della transizione 1981

Come matura una riforma

di incontro per l ’ esplicitazione di queste esi genze e per il loro raccordo con la realtà ex trascolastica, invece di esaurirsi in sterili pro clami che girano attorno ad una indefinita «innovazione». Tanto più che dovrebbe or mai essere del tutto trasparente che la man canza d ’ iniziativa politica nasce, in parte, dall ’ accavallarsi di altre priorità e, in buona parte, da morbi sotterranei come la questione della religione, la questione delle scuole priva te confessionali e non, la questione dei poteri della burocrazia ministeriale. Ed è anche tra sparente che l ’ importanza assegnata dalle par ti politiche, senza distinzione, al settore scola stico è del tutto marginale, strettamente di bandiera; così che il settore non raggiunge mai i piani delle segreterie ed è generalmente affidato ad un «tutore» che spera di liberarse ne alla prima occasione. Ma, alla costruzione di mutamenti signifi cativi «dal basso» si possono fare molte obie zioni meccaniche che hanno certamente un contenuto di verità. La più forte è che la con servazione dell ’ esistente si presenta come la via più facile per andare avanti. Un ’ altra obiezione è che la domanda sociale rivolta al la scuola è cambiata, sì, ma in una forma che non è stata sufficientemente precisata e che non può, quindi, dar luogo ad un dibattito generalizzato su premesse comuni. In realtà, le obiezioni di questo tipo, nel denunciare le carenze di una «cultura della funzione della scuola nella società contemporanea», espri mono un pesante giudizio sui personaggi del teatro-scuola: il giudizio è che, benché coin volti, abbiano assunto una posizione di attesa non essendo capaci di valutare il proprio ruo lo e di rivendicarne la centralità. In parole po vere, gli insegnanti svolgono un servizio che viene loro richiesto, da un committente non più riconoscibile, in certe forme tradizionali che garantiscono solo che il servizio sia rico noscibile. Al tempo stesso, le famiglie si aspettano un servizio di quella natura e non altro: i genitori sono rassicurati dal fatto che i figli seguano un itinerario che ha forti analo gie con quello che essi — o il modello di uo mo che hanno considerato «superiore» ai tempi loro — hanno seguito. È su queste basi che un ministro che abbandona le idee rifor-

miste e promette di ritoccare, per esempio, gli esami di maturità rendendoli più selettivi e se veri, incontra un certo consenso strisciante. Devo anche aggiungere, per completezza, che qualche segnale di coscienza, sebbene confu sa, viene da quegli studenti che, non vedendo ci chiaro, abbandonano anzitempo gli studi, in contrasto con i genitori borghesi, per cer care attività concrete di cui non si troverebbe traccia nelle carte dell ’ istituzione. Infine, un ’ obiezione, meno grossolana delle precedenti, ad un movimento culturale che produca un ’ esigenza riformistica dal basso, è questa: se è vero che la scuola deve avere principalmente la funzione «formativa», allo ra è anche vero che essa deve essere quasi completamente disaccoppiata dalle sollecita zioni esterne che, come è noto, hanno un ca rattere di transitorietà non confacente alla co stituzione di un patrimonio culturale propria mente detto. È l ’ obiezione dei «classici», cioè di quegli stereotipi a sottofondo etico-estetico che negano pervicacemente l ’ operatività im mediata della formazione intellettuale. In che senso mai è formativa la scuola di oggi? Sfido chiunque a spiegarlo in modo convincente. Ma posso dire il mio parere al riguardo, per quello che vale: il sistema scolastico forma un buon conformista, potenziale cliente di un mercato che è pronto a riconoscere come al- tro-da-sé, indifeso contro le suggestioni di va rio tipo che si vanno affermando, oggi, per ravvivare artificialmente le storie individuali 4 . 5. Supponiamo però, per un momento, che sia possibile contestare l ’ obiezione del conservatorismo paralizzante e che sia diffu samente sentita la necessità di costruire o, al meno, avviare mutamenti dal basso. In altri termini, supponiamo che, anche nel settore della scuola, le riforme nascano da esigenze che si sono già formate all ’ interno; cioè, che la legge debba far fronte a mutamenti già in atto, ad uno stato di necessità. In quali circo stanze potremmo dire che ci troviamo effetti vamente in questa condizione? Sarà meglio che io faccia ricorso ad un tracciato ideale, al solo scopo di non cadere in ambiguità, sperando di non suscitare il di sappunto dei pragmatisti, l ’ insofferenza degli

4 Vale la pena di leggere Come na sce un conformista, di A. O liverio (Editori Riuniti, 1980) e di chiedersi se è possibile un ’ analisi diversa da quella che Oliverio illustra.

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