Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

scettici e l ’ ilarità dei cinici. In questo tracciato ideale ci sarebbe un Ministero (possibilmente quello della pubblica istruzione) che fornisce alle famiglie dati ed informazioni attendibili sulle previsioni a lungo termine della dinami ca del lavoro. La cosa riguarda essenzialmen te, dal punto di vista degli studenti, la scuola superiore e la questione degli indirizzi; e tut tavia riguarda anche la fascia dell ’ obbligo, perché le scelte sono condizionate non solo dalle prospettive in uscita ma, anche, dalle vocazioni embrionali in entrata. Se, per esem pio, lo sviluppo del Paese suggerisse di stimo lare i giovani a occuparsi professionalmente di problemi agricoli, la formazione nella scuola dell ’ obbligo dovrebbe già contenere elementi di valutazione positiva di questa pro fessionalità. Non è certo per rispetto dell ’ obiettività storica che, nel nostro ed in al tri Paesi, ci si attarda a descrivere le aureole dei poeti ed i dolori dei contadini senza intro durre elementi correttivi di apprezzamento del significato socio-culturale di ciascuna atti vità: no, lo si fa per conservare, più o meno consciamente, gerarchie di valori che si sono consolidate in sistemi del passato più duri a morire di quanto non pensiamo. Il biochimi co Max Perutz ha detto di recente: «Non ho mai visto monumenti eretti a Norman Bor- laug, l ’ americano che sviluppò il grano ad al to rendimento, né a George Douglas Bell, l ’ in glese che inventò l ’ orzo ad alto rendimento» 5 . Ebbene, i monumenti di cui parla Perutz non sono statue o lapidi, ma monumenti scolasti ci, cioè fattori di conoscenza reale delle cose del mondo. Ma questo è soltanto un esempio che, nel tracciato ideale, mi serve per illustra re come i valori delle professionalità debbano essere latenti anche nella fase formativa: co me valori culturali! Per introdurre ed approfondire questi valo ri latenti gli insegnanti sarebbero già messi istituzionalmente in grado di svolgere attività di ricerca didattica. Borlaug e Douglas Bell non possono uscire dai ricordini accademici se gli insegnanti non rivendicano il loro dirit to di influire autonomamente sulla natura e sulla qualità della didattica. Per ottenere que sto, il metodo dei «programmi ministeriali» deve essere sovvertito radicalmente, badando

però a fare sì che ciascun insegnante non sia costretto a lavorare come individuo isolato e nel solo ambito scolastico. Nel tracciato idea le, perciò, le funzioni ed i ruoli degli inse gnanti sarebbero profondamente modificati; la passività e la ripetitività del docente, fonte di tranquillità e di frustrazioni al tempo stes so, è stata superata immettendo questi sogget ti nella logica dello sviluppo. La scuola è di ventata sede di eventi più vari e meno preve dibili, tali da riscuotere l ’ interesse dei cittadini in senso lato e non solo di quelli che, per età o per naturale disposizione, ne sono coinvol ti. Sarebbe anche superata la fase, perniciosa, delle metodologie astratte, che non arrivano mai alla responsabilità dei contenuti e che fanno, della didattica, una scienza prevalente mente teorica e, della sperimentazione didat tica, un fenomeno occasionale. È passato ab bastanza tempo, ormai, dall ’ inizio del peda gogismo diffuso, per poter dire che le ricette pedagogiche non hanno sortito alcun effetto, nonostante il cospicuo numero di dibattiti e pubblicazioni con cui sono state propaganda te. Gli insegnanti, nel tracciato ideale, hanno già capito che queste ricette sono, loro mal grado, fonte di appiattimento e quindi di av vilimento della scolarità di massa. Potranno forse essere riconsiderate quando sarà risolto il problema di permettere quella diversifica zione di interessi che è caratteristica degli es seri umani e che, invece, la scuola contribui sce a perdere. Gli studenti della scuola tradi zionale sono non soltanto potenziali confor misti ma, anche, potenziali «impiegati di Kra- cauer» 6 , cioè parti di una macchina statale o commerciale in cui la creatività è inutile. Il Paese, dalla scuola tradizionale, non si aspet ta imprenditori o creatori di brevetti o colti vatori attenti o conoscitori del territorio, ma esecutori: infatti, solo se la creatività è di po chi e sotto controllo è possibile una concen trazione dei vantaggi e, quindi, l ’ esercizio del potere. Nel tracciato ideale, gli studenti sarebbero valutati in base alla capacità di fare domande e di formulare problemi e non per la loro abi lità nell ’ applicare ricettine ad hoc o nello sten dere componimenti di maniera su tema obbli

5 M. P erutz , L ’ impatto della scien za sulla società , «Critica Marxista», 1980, n. 6. 6 S. K racauer , Gli impiegati, Ei naudi, 1980, vedi anche B ernardi ni , Cultura scientifica e amministra zione pubblica, «Critica Marxista», 1980, n. 3.

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