Problemi della transizione 1981
Come matura una riforma
funzionari. Pretendiamo poi che i funzionari abbiano una effettiva pratica scolastica e che siano tenuti a fornire informazioni e dati sia sul sistema scolastico che sugli effetti dell ’ or dinamento vigente. Mi trattengo a stento dal suggerire una «ribellione culturale» verso il Ministero della pubblica istruzione: non sa rebbe decente. Ma chiunque abbia attraversa to i corridoi di quel palazzo di viale Trasteve re si sarà reso conto della necessità di stabilire un rapporto più dinamico e meno sottomesso con un simile baraccone: una delle strutture più vecchie e fatiscenti d ’ Italia (e non parlo dei muri) presiede alla formazione del futuro. c) Attivare il maggior numero possibile di centri di ricerca didattica degli insegnanti, prendendo d ’ assalto gli IRRSAE, i distretti, le università, i circoli culturali; interrompendo i comizi, le tavole rotonde, i dibattiti, le confe renze e pretendendo da tutti un ’ opinione sulla funzione e le potenzialità della scuola. Chie dere l ’ immediata istituzione dell ’ anno sabbati co, con la finalità obbligata di impiegarlo per svolgere attività di ricerca nella scuola, even tualmente per conto di committenti esterni (enti locali, industria, archivi e biblioteche, sovrintendenze, eccetera). d) Studiare il modo di rappresentare cor rettamente l ’ importanza della scuola nel tessu to sociale. E, quindi, l ’ importanza e la re sponsabilità degli insegnanti nell ’ attuare solu zioni di problemi a lungo termine. Occuparsi delle professioni mancanti e dello sviluppo squilibrato delle professionalità tradizionali. Staccarsi gradualmente dal ruolo «di servi zio» per acquistare un ruolo autonomo in cui inserirsi con le proprie peculiarità e le proprie inclinazioni. Devo far presente, forse, che mai un insegnante è stato ricordato per avere se guito scrupolosamente gli schemi imposti dall ’ alto e che tutti, invece, abbiamo in mente almeno un esempio di insegnante memorabile per la sua originalità o per la sua umana sim patia? L ’ ultimo suggerimento che vorrei dare è de licato. Mi alienerà qualche simpatia, se ce ne sono. Lo uso al posto della parola «fine», an che se può sembrare un finale un po ’ brusco: e) Non uccidere ogni scintilla riportando tutto alla pur sacrosanta questione della retri buzione.
gato. Nel tracciato ideale i professori sarebbe ro capaci di discutere sui juke-box, sull ’ alie nazione, sui rapporti tra i sessi, sull ’ importan za del mettere in crisi i sistemi poco efficienti, sul modo di rivendicare civilmente i propri di ritti, sulla possibilità di ottimizzare la produ zione mediante la programmazione lineare, e così via. Nel tracciato ideale... mancherebbe soltan to «la riforma». Ma essa sarebbe, finalmente, possibile. 6. Mi scuso per questa divagazione. Asso lutamente incompleta, tra l ’ altro: del resto, le fantasticherie su ciò che renderebbe inelutta bile una riforma sono innumerevoli. Forse, basterebbe molto meno del poco che ho inge nuamente immaginato per creare un ragione vole stato di necessità. Che, ancora, non c ’ è: questo è il presupposto implicito in quello che ho detto. Ora, non mi resta che elencare una serie di suggerimenti schematici che possono aiutare a forzare i tempi. Lo faccio sperando che qual cun altro si senta invogliato a correggerli e completarli. a) Prima di tutto, indagare provocatoria mente sui motivi veri per i quali il settore sco lastico è fermo. Si dirà che è solo una parte della scuola che aspetta riforme e che la me dia dell ’ obbligo è stata già «sistemata»: non è vero, il sistema scolastico è un tutto continuo che non si può riparare a pezzi (basta ricorda re le lamentele degli insegnanti circa la condi zione in cui ricevono alunni dagli ordini pre cedenti). Far venire allo scoperto gli intoppi concordatari, la questione delle scuole priva te, la resistenza ministeriale a qualsiasi inno vazione. b) A proposito del ministero, verificarne e contrastarne lo strapotere. Se a tutti è chiaro che, insieme ai suoi uffici periferici, altro non è che un carrozzone dedito a verifiche fiscali ed incapace di favorire i cambiamenti signifi cativi di qualità, chiediamo che venga ridotto ad un ufficio amministrativo e che venga so stituito, nelle funzioni che comportano scelte e responsabilità, da un organismo competente e rappresentativo. A questo scopo, ridiscutia mo il Consiglio Nazionale ed il CUN (univer sitario), se la loro funzione consultiva è trop po marginale rispetto al potere effettivo dei
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