Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Per la riforma della scuola media di base Alcuni problemi di metodo

ressa di più mettere in evidenza è che entram be sono metodologicamente sbagliate. 3. L ’ errore metodologico di fondo, che si commette nell ’ impostare nel modo ora detto la problematica riguardante l ’ organizzazione delle esperienze culturali e dei contenuti dello studio, riguarda il fatto che in tal modo viene attribuito rilievo del tutto secondario alla do manda circa la finalizzazione delle esperienze culturali e dei contenuti dello studio. In altri termini, si mette tra parentesi o addirittura non ci si pone la domanda riguardante gli obiettivi formativi complessivi di un dato cor so di studi con cui si ha a che fare. Quando ci si chiede, quali siano gli obietti vi formativi complessivi di un dato corso di studi, ci si pongono interrogativi molto diver si rispetto a quelli dei contenuti dello studio e delle esperienze formative: essi riguardano il profilo professionale o culturale che dovrà es sere realizzato da chi avrà seguito quel corso di studi. Si parlerà di profilo professionale , per esempio del medico, dell ’ insegnante, ecc. nel caso di corsi di studio con finalità profes sionali; si parlerà di profilo culturale nel caso di corsi di studio come quello coincidente con la scuola di base, che sono privi di finalità esplicitamente professionali ma caratterizzati da elementi e dimensioni più generalmente culturali. 4. Si abbia a che fare con un profilo pro fessionale o con un profilo culturale, esso co munque richiede la identificazione di talune competenze e di taluni atteggiamenti e valori. In relazione alla scuola di base, l ’ identificazio ne di un profilo culturale ad essa corrispon dente dovrebbe comportare domande come le seguenti: cosa dovrà sapere, cioè quali com petenze teoriche dovrà avere colui che l ’ avrà frequentata per il numero prescritto di anni? cosa dovrà sapere fare, cioè quali competenze operative dovrà avere? come si dovrà com

di Mario Gattullo 1. Le osservazioni presentate in questo breve contributo hanno in prevalenza caratte re metodologico. Con esse si cercherà di ap plicare al dibattito sui problemi dell ’ organiz zazione culturale e didattica dei processi for mativi nella scuola dell ’ obbligo lo stesso tipo di impostazione che, in gruppi di lavoro di versi, si è cercato di dare alle questioni riguar danti i problemi della formazione degli inse gnanti 1 . 2. Di solito, la prima domanda, alla quale si cerca di dare risposta quando si affrontano i problemi dell ’ organizzazione dei programmi scolastici (nella scuola non universitaria) e dei piani di studio (nell ’ università), è la seguente: cosa si dovrà fare studiare agli allievi in corri spondenza dei programmi e dei piani di stu dio che si devono elaborare? La stessa do manda può essere formulata tenendo presente una prospettiva meno angusta: in tal caso, la sua formulazione sarà compiuta non in termi ni di «contenuti o materie da studiare», ma in funzione di «esperienze da compiere». In se conda formulazione è più ampia, come si ca pisce subito, dal momento che i contenuti da studiare rientrano tra le esperienze da com piere, senza peraltro esaurirle. Non interessa qui tanto insistere sulla diffe renza, pur importante, che intercorre tra la prima e la seconda domanda. Quel che inte

1 Faccio riferimento, da un lato a un gruppo di lavoro interno all ’ istituto di Scienze dell ’ educazione, che dalla fine del 1980 è impegnato nella defi nizione del profilo delle figure pro fessionali interessate alle scienze dell ’ educazione, e nella ricerca di possibilità di intervento anche sull ’ attuale assetto dei piani di studio universitari; dall ’ altro, a un secondo gruppo di lavoro, composto da do centi universitari e di altri ordini di scuola del Settentrione, che ha di scusso, nel medesimo periodo del precedente, sui problemi del profilo

professionale dell ’ insegnante in colle gamento con la possibile introduzio ne di forme sperimentali della sua formazione nell ’ attuale ordinamento degli studi. Il secondo gruppo di la voro ha avuto origine a seguito di un seminario, tenutosi presso il Centro europeo dell ’ educazione a Frascati nel dicembre 1980, inteso a propor re, appunto, sperimentazioni del ti po ora detto. In notevole misura, le indicazioni finora emerse dai due gruppi di lavoro appaiono conver genti.

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