Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
costruire un sistema di indicazioni organiche, funzionali al profilo culturale voluto, la se conda formulazione (quali materie studiare?) lo è molto meno. Questa seconda formulazio ne corrisponde infatti all ’ idea che le discipline siano fatti culturali compatti in se stessi, che le discipline oggetto di trasmissione didattica nella scuola (di base) non siano altro che rias sunti delle discipline intese come sistemazione delle conoscenze scientifiche, e che i riassunti debbano essere comunque insegnati e appresi tutti per intero. La differenza tra la priorità della definizione del profilo culturale nelle co se (materie) da studiare e la procedura rove sciata sta in fondo proprio qui: il profilo che emerge di fatto dall ’ utilizzazione di questa se conda procedura non è altro che il risultato di una sommatoria di riassunti di sistemazioni disciplinari. 10. Nella scuola di base, se l ’ impostazione generale dell ’ attività didattica è quella indivi duata nei punti che precedono, è anche neces sario adottare nelle scelte didattiche specifi che, nel lavoro effettivo, di gruppo e singolo, degli insegnanti, una metodologia operativa ad essa coerente. Tale metodologia, in altri termini, indipendentemente dalle aree disci plinari, dai contenuti concreti oggetto d ’ inse gnamento e dalle procedure adottate, dovrà utilizzare le indicazioni di fondo rintracciabili in quella che oggi, in Italia, viene chiamata programmazione didattica: una individuazio ne degli obiettivi didattici che sia compiuta in modo accurato e preciso, cioè in termini di comportamento; una commisurazione degli obiettivi didattici alle effettive possibilità (punti di partenza) degli scolari; un uso delle procedure di controllo che insieme dia garan zia di precisione e validità degli accertamenti compiuti, e sia rivolto più a diagnosticare le ragioni, iniziali o in itinere , di eventuali limiti dell ’ apprendimento, che a sanzionare definiti vamente, a conclusione del lavoro compiuto, con un voto o un giudizio, i risultati raggiunti dagli alunni; l ’ abbandono dell ’ idea assurda, tipica degli attuali programmi, della necessa ria solidarietà cronologica dell ’ apprendimento dei contenuti delle più disparate aree discipli nari, e la conseguente organizzazione dell ’ in segnamento secondo classi aperte e gruppi mobili di apprendimento. Anche un ’ altra ragione può infine essere portata a sostegno della adozione di procedu re identificabili con le indicazioni generali del la programmazione didattica: esse costituisco no, nel loro insieme, il tentativo più riuscito
economiche del Paese. Queste disponibilità, d ’ altro canto, vanno commisurate con la mi nore domanda di istruzione, conseguenza del calo della natalità delle leve più giovani di scolari, e con l ’ esigenza di una utilizzazione efficace e funzionale degli insegnanti. 8. Un terzo insieme di indicazioni riguarda la necessaria unicità della scuola di base. Se unico è il profilo culturale, al raggiungimento del quale la scuola di base è finalizzata, per essa deve essere prevista una organizzazione unitaria. L ’ unicità del profilo culturale non è peral tro in contraddizione con l ’ opportunità di una articolazione e di una specificazione in cicli, che potrebbero anche identificarsi, dal punto di vista della scansione cronologica, con quel li di fatto esistenti. Essa, anzi, la esige: non è infatti pensabile un profilo culturale realizza to «tutto in una volta». Ma gli obiettivi par ziali, dei cicli (e degli anni), devono essere realmente momenti e tappe e strumenti della realizzazione del profilo culturale complessi vo, e non finalizzati a se stessi, senza comuni cazione tra loro e con il profilo finale. Solo in un quadro di questo genere può essere affron tato il problema della ripresa e dell ’ approfon dimento di determinate esperienze e di deter minati contenuti culturali. L ’ identificazione di obiettivi parziali, corri spondenti ai cicli e anche agli anni scolastici, deve infine elasticamente commisurarsi, oltre che con i livelli medi, parziali rispetto a quel lo finale, di maturazione della popolazione giovanile, anche con l ’ inevitabile dispersione, soprattutto verso il basso, della loro distribu zione. 9. Dalla individuazione del profilo cultura le e delle corrispondenti competenze, come momento prioritario per l ’ organizzazione del le attività formative nella scuola di base, deri vano anche indicazioni generali importanti per la scelta dei contenuti da proporre per l ’ insegnamento. S ’ è già detto inizialmente che la scelta dei contenuti (cosa studiare) è in mo do sbagliato la prima domanda, alla quale tradizionalmente si suole rispondere in occa sioni di questo genere. Si può anche aggiunge re che la domanda tradizionale è formulata in termini un po ’ diversi: quali materie si devono fare studiare? A questo punto va detto che mentre la ri sposta alla prima formulazione della doman da (cosa studiare?) può essere in grado di soddisfare in modo adeguato la necessità di
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