Problemi della transizione 1981
La riforma della scuola di base
profilo professionale corrispondente alle com petenze richieste, e adeguamento delle attività formative alle esigenze proposte da tale profi lo. In particolare, è da sottolineare che l ’ ade guamento non è il risultato, nemmeno in sede di formazione degli insegnanti, della semplice giustapposizione di nuove discipline, per esempio delle scienze dell ’ educazione, a quelle già presenti nei piani di studio oggi utilizzati. Tanto le discipline tradizionali quanto le scienze dell ’ educazione dovrebbero mettere in discussione i propri contenuti e le proprie at tività, adeguandoli alle richieste specifiche proposte dal profilo professionale dell ’ inse gnamento, che si ritiene opportuno persegui re. Di fatto, oggi si apprende a insegnare so prattutto per imitazione, spesso inconsapevo le, dei modelli che si sono avuti da alunni. Non pare avventato pensare che una delle strade da seguire per il rinnovamento della scuola (di base) possa essere individuata an che in una più razionale organizzazione della formazione e dell ’ aggiornamento degli inse gnanti: non soltanto per i suoi effetti diretti, ma anche, indirettamente, per i processi di imitazione compiuti nei confronti di forme di organizzazione dell ’ insegnamento più razio nali ed efficaci. 13. Può essere utile, a conclusione di que ste note, aggiungere qualche considerazione sulla distanza che separa l ’ attuale impostazio ne della scuola di base da forme organizzative ispirate ai criteri finora delineati: — manca ancora un profilo culturale uni tario come obiettivo complessivo dell ’ azione formativa della scuola di base; — mancano, di conseguenza, indicazioni precise ed accurate, formulate cioè in termini di comportamento, riguardanti le competenze teoriche e operative e i comportamenti e gli atteggiamenti, costitutivi di tale profilo; — il profilo culturale, di fatto emergente dai programmi e dalle attività prevalenti della scuola di base, è quello della sommatoria dei riassunti delle discipline indicate nei program mi; — sono assenti elementi reali di unità fra i tre tronchi dell ’ attuale scuola di base; anche le iniziative di innovazione a noi più vicine, come la revisione dei programmi della scuola media inferiore (1978) e della scuola elemen tare (appena avviata), contraddicono l ’ esigen za dell ’ unità, poiché hanno proceduto in mo do indipendente l ’ una dall ’ altra, in assenza di
di introdurre elementi di razionalità nel lavo ro dell ’ insegnamento, altrimenti in balìa deH ’ improvvisazione e dell ’ intuizione. La ge neralizzazione di tali elementi di razionalità è ciò che soprattutto richiede, a questo livello, il funzionamento efficace della scuola di mas sa. 11. La scuola di base è per dettato costitu zionale, prima ancora che per legge, scuola di tutti. Una interpretazione adeguata delle sue funzioni richiede che essa consenta a tutti co loro che la frequentano il raggiungimento de gli obiettivi proposti. Il profilo culturale, pro posto come obiettivo complessivo della scuola di base, dovrebbe essere fatto proprio, ovvia mente nel rispetto (anzi: nella valorizzazione) della individualità di ciascuno, dalla totalità della popolazione giovanile; altrettanto do vrebbe accadere per gli spezzoni di esso, cor rispondenti agli obiettivi parziali dei diversi cicli scolastici. Sostenere, di conseguenza, che la scuola di base non debba essere selettiva, significa affermare un ’ esigenza soltanto par ziale. La tesi sostenuta richiede invece molto di più: che la scuola di base non soltanto non si limiti a prendere atto degli scarti culturali di partenza degli scolari, e non li aggravi; ma, addirittura, che intervenga per eliminarli. Un obiettivo del genere richiede impegni e sforzi grandissimi: nella ricerca scientifica rivolta ai problemi formativi, nella sperimentazione di dattica seria, nell ’ adozione e nella diffusione di massa di strategie d ’ insegnamento efficaci, nella formazione e nell ’ atteggiamento degli in segnanti. 12. La formazione degli insegnanti della scuola di base si deve adeguare a finalità e forme di organizzazione dell ’ attività educativa che, con un ’ impostazione come quella indica ta, muterebbero in profondità. Questa esigen za si articola in numerose direzioni: l ’ inseri mento di attività di tirocinio nella formazione universitaria; l ’ allargamento obbligatorio di questa alle scienze dell ’ educazione e alle di dattiche disciplinari; l ’ intensificazione e il de centramento sul territorio delle attività di ag giornamento; l ’ identificazione e lo sviluppo di nuove competenze tra gli insegnanti in servi zio. La formazione e l ’ aggiornamento degli inse gnanti dovrebbero rispettare, in sede di co struzione degli itinerari formativi, le stesse esigenze metodologiche di fondo indicate per la scuola di base: individuazione di un
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