Problemi della transizione 1981
La scuola di base
Primo appuntamento. Interessa l ’ estensione dell ’ obbligo scolastico al primo biennio della scuola secondaria (come già suggeriva peral tro il Progetto ’ 80) al fine di assicurare una più estesa e rigorosa formazione di base all ’ in tera popolazione scolastica. La frequenza obbligatoria al primo biennio della ‘ secondaria ’ potrebbe portare ad un ri tocco del nostro sistema scolastico qualora l ’ obbligo venisse concluso (come è richiesto con forza da molte sedi del dibattito politico e della ricerca scientifica) al quindicesimo an no: età d ’ ingresso del giovane, per legge, nel mondo del lavoro. Un ’ operazione di ingegne ria istituzionale di questa portata porrebbe o il problema dell ’ anticipazione dell ’ obbligo ai cinque anni del bambino oppure l ’ esigenza di contrarre di una annualità la scuola di base. Secondo appuntamento. Interessa il futuro sistema scolastico europeo. Questo, sembra orientato a concludere gli studi superiori al diciottesimo anno del ragazzo. L ’ unificazione in chiave europea della conclusione degli stu di superiori ai diciotto anni renderebbe conse guentemente equipollenti i vari titoli di studio e il loro riconoscimento da parte dei Paesi del nostro continente. E, infine, coinciderebbe con la maggiore età, con la stagione dei diritti civili e politici. Anche la conclusione della ‘ secondaria ’ ai diciotto anni investirebbe — in parallelo — il problema del ritocco del nostro sistema scola stico. Allora, rispetto ai problemi/appuntamento di cui sopra quali sono le proposte che sem brano prevalere per sciogliere il «nodo» cru ciale dell ’ elevazione dell ’ obbligo al primo biennio della secondaria con conclusione di questo al quindicesimo anno? Anzitutto c ’ è consenso politico nel conside rare intoccabile la durata e collocazione della scuola media (tre anni) e della secondaria su periore (cinque anni). Inevitabile pertanto lo spostamento sui gra di della scuola di base di ogni operazione di «ingegneria» istituzionale (anticipo, riduzione di annualità, etc.). Quali allora le proposte? In sede politica sono note da tempo le prime tesi delle Com missioni scuola dei partiti. Citiamo quelle ai più alti livelli di maturazione istituzionale e pedagogica. Sono fondamentalmente tre-, due prevedono l ’ anticipazione dell ’ obbligo ai cin que anni, la terza ipotizza la quadriennalizza- zione dell ’ elementare. Aggiungiamo qualche riga informativa a
grammi nel nome e nel segno del curricolo. Nel senso che avvia il ‘ sapere ’ del grado con clusivo dell ’ obbligo su aree di aggregazione disciplinare: con ciò trascendendo l ’ antica lo gica dell ’ istruzione parcellizzata, frantumata, divisa in una miriade di materie. Inoltre, questa Legge rivaluta ambiti disci plinari tradizionalmente declassati (quindi, resi facoltativi) dalla nostra tradizione scola stica, come l ’ educazione musicale e l ’ educa zione tecnica, con ciò inaugurando la strada alla «riorganizzazione» e «democratizzazio ne» della mappa della conoscenze. d) Infine, i Nuovi programmi della scuola media (9/2/1979) portano a compimento le gislativo i fermenti culturali innovativi conte nuti nella 348. Loro merito indubbio è quello di tradurre in chiave di Programmi un ’ orga nizzazione delle conoscenze per aree discipli nari^ scandite per obiettivi cognitivi, contenu ti essenziali, procedure metodologiche. Questa, la fresca eredità di alcuni fecondi ‘ atti ’ legislativi già orientati a rinforzare il ver sante dell ’ apprendimento su coordinate curri- colari. 2.3. Segnali di cambiamento istituzionale Peraltro la nostra contrada storica — spar tiacque tra una scuola bilanciata sul fronte della socializzazione e una_scuola che sembra marciare risolutamente verso il traguardo dell ’ apprendimento — sta altresì facendo bril lare alcuni nitidi segnali di cambiamento di indubbio respiro istituzionale e strutturale. Queste linee di progetto, frutto di ‘ proposte ’ ai livelli più alti di riforma scolastica, se tro vassero reale disponibilità politica per un loro riconoscimento e realizzazione potrebbero ri tagliare — in prospettiva — un volto nuovo per la scuola di base: potenziata tanto «in bas so» (con l ’ ipotesi dell ’ anticipo della scolariz zazione ai cinque anni) quanto «in alto» (con l ’ ipotesi dell ’ estensione dell ’ obbligo al primo biennio della secondaria). Aggiungiamo qualche riga supplementare a questo fascio di ‘ segnali ’ di cambiamento, che appaiono fondamentalmente legati al filo di alcuni appuntamenti di politica scolastica che il nostro Paese sembra chiamato a rispettare: sia in merito ad un ritocco della parte alta dell ’ obbligo, sia in merito al terminal degli studi secondari superiori. Quali gli «impegni» di riforma istituzionale e strutturale con i quali dovrebbe essere chia mato a fare i conti il nostro Legislatore?
87
Made with FlippingBook - Online Brochure Maker