Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

queste tesi, a corredo di quanto abbiamo an ticipato. a) Tesi numero uno. Anticipo della scuola elementare ai cinque anni del bambino. Con trazione della materna a due anni. Durata complessiva dell ’ obbligo: 10 anni (incluso il «biennio» della secondaria). Merito indubbio di questa proposta (oltre all ’ anticipazione dell ’ obbligo, a cui aderiamo in sede pedagogica) sta nel fatto che il taglio di una annualità della «materna» potrebbe fa vorire una sua effettiva generalizzazione non ché la formazione di un ciclo unitario — zero/quattro anni — della scuola dell ’ infan zia. Ne beneficerebbe positivamente il «ni do», che si assicurerebbe una progressiva di vulgazione e una piena legittimazione quale contesto formativo essenziale per la matura zione sociale e cognitiva della prima infanzia. I pericoli inscritti invece in questa prima te si stanno nella stessa contrazione «biennale» della materna, che — decapitata di una an nualità — perderebbe larga parte della acqui sita forza istituzionale (come scuola «pubbli ca», stazione «ufficiale» di partenza della scuola di base) e pedagogica (momento for mativo nevralgico, prima agenzia garante del diritto allo studio del bambino, al di là del ce to sociale di appartenenza). b) Tesi numero due. Anticipo dell ’ obbligo ai cinque anni, ma gestito dall ’ ultimo anno della scuola materna. Contrazione deli ele mentare a quattro anni. Durata dell ’ obbligo 9 anni (incluso il biennio). Merito indubbio di questa proposta sta nel fatto che legittima la materna non solo a pri mo grado della scuola di base ma dell ’ obbli go: saldandola istituzionalmente — in alto — con l ’ elementare (modulo 1 4- 4) e — in basso — col nido (modulo 2 + 2). Questa tesi, pe raltro, è praticabile a una condizione, stante l ’ attuale arcipelago gestionale della materna diviso in scuole statali, comunali e private. La condizione irrinunciabile per patrocina re questa seconda tesi è che sia condotto in porto il progetto di un Sistema pubblico na zionale della scuola dell ’ infanzia. Questo pro getto può conquistare più obiettivi. Anzitut to, quello di rilanciare la materna come servi zio capace di rispondere ai bisogni di massa

in direzione di razionalizzazione e di riequili- brazione, e non di regressione del servizio. Quale la prospettiva? Quella di una ridistri buzione organica delle scuole dell ’ infanzia presenti nel nostro Paese (vi sono territori con «eccedenze» di servizio a causa della pesante caduta demografica) secondo scelte coerenti con una rigorosa filosofia dell ’ attstenty e con una linea di intervento marcatamente meri dionalistica. In secondo luogo, l ’ obiettivo di generalizzare presso le scuole materne statali comunali private facenti parte del Sistema pubblico nazionale un «comune» modello so ciopedagogico (quindi, dei livelli formativi omogenei in tutti i tipi di servizi prescola stici). I pericoli inscritti invece in questa tesi stan no tutti in una sua eventuale approvazione le gislativa senza la preventiva costituzione del Sistema pubblico nazionale-, cioè a dire, se il primo anno dell ’ obbligo fosse dato in appalto all ’ attuale scuola materna. Una scuola non solo dalla variata geografia gestionale, ma — soprattutto — dalle vistose differenze qualita tive dei modelli formativi. c) Tesi numero tre. Nessun anticipo. Con trazione dell ’ elementare a quattro anni e isti tuzione di un ’ unica scuola settennale com prendente l ’ elementare e la media. La mater na è di tre anni (facoltativa) e la durata dell ’ obbligo viene ridotta a 9 anni (incluso il «biennio»). Merito indubbio di questa proposta sta nel fatto che l ’ accorciamento dell ’ elementare apre prospettive concrete alla generalizzazione del la scuola a tempo pieno, che godrebbe conte stualmente del calo demografico che già inte ressa con forza la terza infanzia. 1 pericoli inscritti invece in questa terza tesi stanno, da un lato, nel fatto che non danno risposta all ’ esigenza di raccordo istituzionale tra materna ed elementare, e, dall ’ altro, nel l ’ attuale disastrata situazione dell ’ edilizia sco lastica (specie al sud dove si pratica diffusa- mente il doppio turno) che sembra non per mettere di fatto una totale diffusione — anche se programmata, graduale — del modello del tempo pieno 1 .

1 Per una riflessione più approfondi ta sulle ‘ tracce ’ e ‘ segnali ’ riformistici di quest ’ ultimo decennio vedasi le no stre ricerche: L ’ elementare, una scuo la da cambiare insieme (in coll, con D. Ghelfi), Bologna, Cappelli, 1979;

Asilo nido e scuola materna, Firenze, La Nuova Italia, 1980; Scuola e am biente, Milano, Mondadori, 1980; Scuola primaria, (in coll, con P. Bet tolini), Firenze, La Nuova Italia, 1981.

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