Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
sce sociali medio/alte); decentrato, vale a di re sottratto alle ipoteche «centralistico/ bu rocratiche» (che di fatto hanno tramutato la scuola in agenzia verticalistico/gerarchica) e in cammino verso forme di autonomia pro grammatica (collegato con le istituzioni della comunità sociale a cominciare dai Distretti) e sperimentale (organizzato socialmente e cul turalmente sui ‘ valori ’ della pariteticità della funzione docente, e su «assi formativi» ade renti ai bisogni culturali e alle strutture cogni tive degli allievi). a. 2) Finalità sociali, che possiamo articola re nei caratteri dell ’ essere servizio di educazio ne permanente (tale da istituire col territorio sociale — quartiere, paese, città — una rela zione di «complementarietà» e di «reciproci tà» culturali: scuola che esce nel territorio e utilizza i servizi sociali di questo come aule didattiche decentrate e scuola che si lascia percorrere/partecipare/coinvolgere dall ’ uten za comunitaria nell ’ ipotesi progettuale di scuola/ maison de la culture} e di formazione di base (attraverso lo sviluppo di un «currico lo» integrato e in continuità fra grado e grado scolastico). b) Antiautoritaria è quella scuola impegna ta ad abbattere l ’ immagine, in negativo, ere ditata dalla tradizione istituzionale, ingloban te, totalizzante. Una scuola indisponibile ad aprirsi s\i\V esterno (sull ’ ambiente sociale, sul territorio di vita dell ’ allievo) e a farsi parteci pare — dentro, — dalla comunità sociale (a cominciare dai genitori). Antiautoritario è quel modello scolastico — fortemente «deistituzionalizzato» — che si presenta aperto sul ‘ fuori ’ e nel suo ‘ interno ’ . b. l) Sul fuori, la scuola è chiamata ad isti tuire una doppia apertura: in uscita e in en trata. b.l a) In uscita, dal momento che l ’ ambien te sociale e il territorio di vita degli allievi vanno apprezzati quali nevralgici poli di inte razione culturale e didattica per la scuola, a irrinunciabili primi libri di lettura e di scrittu ra. E cioè a dire, in abecedari cosparsi di quella cultura di «ricambio» di cui la scuola ha urgente bisogno per adeguare i propri cur ricoli alle conoscenze/competenze richieste sempre più da una civiltà ormai in latidudine- duemila e in diari di memorie dove ciascuno scrive, giorno per giorno, la storia della pro pria partecipazione «originale» ai problemi della sua contrada di vita. b.lb) In entrata, dal momento che l ’ intera comunità territoriale (a cominciare dai geni
tori) deve rappresentare un interlocutore e un gestore «quotidiano» per l ’ agenzia scolastica. Quest ’ ultima potrà concorrere positivamen te — se si lascerà percorrere e attraversare dalla comunità sociale — a far sì che le cultu re presenti nel territorio si incontrino e si inte grino in una prospettiva «pluralistica»: di pluralismo autentico we/fistituzione. Questo è perseguibile, per l ’ appunto, permettendo al genitore/cittadino di portare il proprio corpo (che è testimone della sua «storia» personale e sociale) dentro le pareti della scuola. Col corpo, il genitore/cittadino introdurrà nei processi formativi i propri codici sociali (lin guaggio, gestualità, abiti comportamentali) e i propri segni esistenziali (aspirazioni, fedi, valori). b.2) Peraltro, un modello scolastico dal re spiro antiautoritario non può esaurire sul «fuori» i propri modelli di socializzazione. Essa è chiamata, anche, a dare un colpo mor tale alla tradizionale logica individualistica dell ’ insegnamento e all ’ uso autarchico e tota lizzante dell ’ ^w/a, intesa come sede carismati ca ed esclusiva dei processi di interazione e di apprendimento. Il «cambiamento» — in questa direzione — va attuato introducendo un clima cooperativi stico e una pratica collegiale sia per gli allievi che per gli insegnanti. Per i primi, attraverso forme plurime di aggregazione di gruppo (il modello àeWopen class-room)', per i docenti, mediante la pratica della collegialità, del lavo ro in team. c) Antidogmatica, infine, è quella scuola impegnata ad archiviare ogni culto di istru zione depositaria', canonica, cifrata, incorrut tibile. La concezione depositaria del sapere sfocia inevitabilmente in una istruzione da epigrafe, in una cultura del silenzio, surgela to, che abbandona l ’ allievo — attonito e im potente — davanti ai frammenti di un ’ infor mazione ridotta ad un ’ ammucchiata di cachet nozionistici. Questi, presi singolarmente e isolati dalle strutture cognitive di cui fanno parte, spalan cano le porte ad un ’ erudizione dai contorni magici, irrazionali, superstiziosi. Come quan do si dà in pasto allo scolaro il singolo episo dio, la singola biografia dell ’ eroe, la singola opera artistica, la singola scoperta geografica e scientifica. Quali, allora, i presupposti teorici di un ap prendimento antidogmatico? I fondamenti a cui risaliamo sono quelli del problematicismo pedagogico di Giovanni Ma
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