Problemi della transizione 1981
La scuola di base
3.4. Il modello «strutturale»:
zione di base dell ’ allievo (se non sarà estesa al ‘ biennio ’ della secondaria), che postula l ’ ac quisizione di un abito scientifico costruito col concorso della esperienza della «comunicazio ne», di quella «logico/simbolica», di quella «tecnico/operativa», di quella «artistica». Per assicurare a questo secondo modulo una reale continuità verticale ci sembra quan to mai rispondente l ’ introduzione di un mo dello strutturale e organizzativo a tempo lun go, inteso come ‘ variante ’ (perché più flessibi le, articolato, aperto) del tempo pieno. Un tempo lungo (di cui diremo più analiticamen te in seguito) scandito su due formule: scola stica, per il secondo ciclo dell ’ elementare; ex trascolastica, per la scuola media. b.l) Il tempo lungo scolastico assegna alla programmazione educativa e didattica degli insegnanti il compito di attivare e gestire Vin- sieme delle attività «comuni», «opzionali», «elettive». Il secondo ciclo dell ’ elementare va pertanto organizzato in unità scolastiche (ognuna com posta di 120/150 alunni, sei classi, tre di ter za e tre di quarta), con un team di 13 docenti (uno a rotazione, per il coordinamento) cia scuno fornito di una doppia specializzazione «disciplinare»: una principale e una seconda ria. b.2) Il tempo lungo extrascolastico assegna invece parte delle attività didattico/culturali (quelle «opzionali» ed «elettive») alla libera conduzione dell ’ allievo. Questi, spenderà so prattutto presso le «opportunità» dell ’ extra- scolastico (i servizi culturali, ludici, sportivi di territorio: biblioteche, medioteche, cartote che, musei, pinacoteche, ateliers, centri cultu rali sociali sportivi), le unità di credito didat tico stipulate dalla programmazione scolasti ca. L ’ orario giornaliero nella ‘ media ’ non è dunque gestito interamente dall ’ istituzione scolastica, ma è in parte autogestito dall ’ allie vo. Pure la ‘ media ’ è organizzata per unità sco lastiche (di 120/150 studenti, costituita da sei classi, due per ogni annualità), con un do- cente/coordinatore aggiuntivo per ogni unità scolastica. I docenti del secondo modulo sono chiamati ad esibire una formazione universi taria completa svolta su corsi di laurea con specializzazione disciplinare (relativi all ’ area linguistica, storica, scientifica, artistica), in modo da assicurare alle unità scolastiche team di docenti con competenze plurime.
dal tempo pieno al tempo lungo
3.4.1. I sì e i no al tempo lungo La nostra tesi è che una razionale riforma «istituzionale» della scuola di base (che elevi l ’ obbligo al primo ‘ biennio ’ , che anticipi la scolarizzazione, che quadriennalizzi l ’ elemen tare) è possibile a patto di introdurre e gene ralizzare il modello «strutturale» del tempo pieno, il solo dotato della forza pedagogica necessaria per espugnare gli obiettivi formati vi di marca democratica, antiautoritaria, anti dogmatica di cui si è detto. Siamo alla terza navata dell ’ architettura scolastica. Il tempo pieno apre prospettive indubbie di democratizzazione', sia in termini di diritto al lo studio e di uguaglianza delle opportunità formative, sia perché apre la scuola al territo rio nella direzione di scuola maison de la cul ture, di centrale di educazione permanente. L ’ apertura del tempo pieno al territorio (so prattutto tramite la versione a tempo lungo) favorirà tra l ’ altro l ’ attuazione del DPR 616 che definisce le nuove funzioni degli Enti lo cali in materia scolastica, con riferimento al diritto allo studio, all ’ integrazione dei soggetti portatori di handicaps, all ’ istituzione di servizi/strutture capaci di moltiplicare le op portunità formative del territorio. Il tutto in una visione che liberi l ’ Ente locale dalla logo ra immagine di erogatore ‘ assistenzialistico ’ e lo qualifichi a protagonista del movimento di riforma e di sviluppo della scuola di base). Egualmente nevralgico risulta l ’ apporto del tempo pieno nel combattere istituzionalizza zione e autoritarismo scolastici: sia perché scuola aperta all ’ esterno, sia perché scuola impegnata a responsabilizzare e perfino a far gestire agli allievi spazi tempi attività didatti che. Infine, l ’ impianto didattico del tempo pieno risulta una carta vicente — tramite il recupero della ‘ ricerca ’ e della ‘ creatività ’ — nei con fronti di un ’ istruzione ancora canonizzata in singole materie e gerarchizzata in aree disci plinari di serie A e di serie B. Per conquistare i sopraddetti traguardi for mativi occorre peraltro evitare la divulgazione di un monomodello di tempo pieno, come unica soluzione organizzativa e didattica per la scuola di base; questo, per le contrastanti esigenze provenienti dai singoli territori socia li e per i diversi obiettivi formativi che perse guono i due modelli curricolari da noi ipotiz zati. 93
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