Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

zione. Due carte pedagogiche giocano abi tualmente su detto tavolo: una metodologica, puntata sulla programmazione ‘ educativa ’ e ‘ didattica ’ (vedasi legge 517) e una didattica, puntata sulle «teorie dell ’ istruzione» e sulle strategie di «pianificazione» dei percorsi co gnitivi. Vediamole. a) La carta metodologica scommette sulla procedura della programmazione. Una proce dura che presenta una doppia articolazione interna: a.l) La programmazione educativa, a cui è demandato il compito di far interagire i con tenuti cognitivi prescrittivi (i Programmi) con la realtà del soggetto educando: coi suoi stan- dards di apprendimento (capacità, ritmi, mo di) e coi problemi sociali ed esistenziali che attraversano il territorio comunitario di cui la scuola respira il pulviscolo culturale quotidia no. a. 2) La programmazione didattica, a cui si chiede l ’ organizzazione razionale delle cono scenze attraverso una scansione delle materie per unità didattiche. b) Per architettura didattica intendiamo, invece, la determinazione (da parte del docen te) delle teorie dell'istruzione e delle procedu re di pianificazione dei percorsi cognitivi più adeguate ai livelli, capacità, interessi degli al lievi. La scelta di una puntuale strategia del l ’ istruzione e la pianificazione razionale degli itinerari cognitivi porteranno ad ottimizzare l ’ insegnamento, traguardo — questo — che è nei voti di una pedagogia problematicista im pegnata a tenere conto delle ragioni (psicolo giche e antropologiche) del soggetto che ap prende e delle ragioni (culturali e scientifiche) degli oggetti di apprendimento. Una volta determinate e organizzate (colle gate metodologicamente tra loro) le unità di dattiche delle varie aree disciplinari, la fase proceduralmente successiva è quella relativa alla scelta delle strategie e strumenti più ido nei per assicurare respiro e forza culturale alle tappe dell ’ apprendimento. Siamo a\V ingegneria didattica del docente. Al momento in cui occorre pianificare l ’ intero percorso delle conoscenze: dalla stazione di partenza (input) a quella d ’ arrivo (output). Come dire, Ventrata e V uscita. Pianificare i percorsi dell ’ apprendimento significa, in par ticolare, progettare metodologicamente due importanti stazioni di sosta del convoglio di dattico: la stazione delle teorie dell'istruzione e la stazione delle procedure dell'apprendi

mento. Vediamole. b.l) La teoria dell ’ istruzione prescelta im pegna il docente a dichiarare il comportamen to didattico d ’ ingresso di ogni unità didattica. Quale input adottare? Una teoria dell ’ appren dimento per «esecuzione/riproduzione» op pure una per «scoperta» oppure una per «co struzione» e problem solvingì . In altre parole. Definite le unità didattiche, su quali sentieri dell ’ apprendimento instradar le? Affrontando i contenuti dell ’ unità con una teoria comportamentista (capace di assicurare conoscenze/competenze di base, un saper «dire», «pensare», «fare», minimo per tutti) oppure con una teoria gestaltista (capace di fare emergere gli ‘ atti ’ logici, gli ‘ schemi ’ in terpretativi e di scoperta, e ‘ comportamenti ’ euristici dell ’ allievo; magari a scapito della gradualità-sistematicità-cumulatività del sape re) oppure, ancora, con la teoria piagetiana (capace di stimolare i meccanismi di ‘ costru zione ’ delle strutture operatorie dell ’ allievo, attraverso una ‘ conoscenza ’ che si realizza nel momento stesso in cui si manipola e si tra sforma la realtà: con le mani, col corpo, coll ’ azione diretta del discente)? La nostra risposta pedagogica va nella dire zione di un utilizzo multiplo di queste strate gie dell ’ apprendimento. Questo perché l ’ allie vo è chiamato a padroneggiare sia conoscenze di base, relative ai linguaggi/contenuti/meto di delle singole aree disciplinari (acquisibili con procedure fondate sulla gradualità, siste maticità, cumulatività), sia comportamenti cognitivi ‘ intuitivi ’ ed ‘ euristici ’ (acquisibili con procedure fondate sulla scoperta, inven zione, problem solving). Peraltro se è vero che la metodologia vin cente è quella mista, è anche vero che le sin gole unità didattiche vanno impostate su esplicite dominanze «procedurali» (comporta- mentiste, gestaltiste, piagetiane) a seconda sia del livello cognitivo dell ’ allievo, sia della tipo logia cognitiva dell ’ unità in questione. b.2) La scelta dell ’ input metodologico, del la teoria dell ’ istruzione d ’ ingresso apre il ter reno all ’ intero discorso sulle strategie della «pianificazione didattica». Per il docente, scegliere una determinata teoria dell ’ apprendimento (una formula «mi sta») significa poi svolgere, coerentemente a quei presupposti teorici, l ’ intera sequenza di dattica, l ’ intera pianificazione delle procedure di insegnamento/apprendimento. Questo significa, per ogni unità didattica, prevedere: la dominanza di strategie indivi

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