Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

quelle affidate ai missili balistici intercontinentali Minute- man II americani o SS-18 sovietici, renderebbe insicura per un anno un ’ area di 26 chilometri quadrati. Se una qualunque bomba nucleare colpisse un reattore nucleare funzionante, -di sperdendone il materiale radioattivo contenuto nel «noccio lo», l ’ area insicura salirebbe a 1.700 chilometri quadrati 9 . Qui per insicura s ’ intende un ’ area entro la quale una persona assorbirebbe una quantità annua di radioattività superiore a 50 rem (la dose ritenuta accettabile è di pochi rem all ’ anno). Il fatto è tutt ’ altro che inverosimile, poiché nei paesi più soggetti al rischio di un conflitto nucleare sono in funzione circa 230 reattori nucleari, destinati ad aumentare in numero ed in po tenza. Visto che tanta preoccupazione ha suscitato, nel recente passato, la sicurezza degli impianti nucleari, vale la pena di ri cordare che nel famoso incidente alla Centrale di Three Miles Island, presso Harrisburg, nello stato di Pennsylvania (marzo 1979) l ’ isotopo più pericoloso emesso, lo iodio radioattivo, ha generato una radioattività misurabile in circa 20 curie; l ’ esplo sione di un ’ arma nucleare da un megaton, dopo un ’ ora, dà luogo a una radioattività di 1.500 miliardi di curie, cioè cento miliardi di volte maggiore. La radioattività si riduce rapida mente nel tempo, pur mantenendosi al di sopra dei livelli di sicurezza per decine di anni: in un giorno l ’ intensità diventa un centesimo di quella che si ha dopo un ’ ora dàll ’ esplosione, dopo un mese è un millesimo, dopo un anno un centomillesi mo. Sui danni a medio-lungo termine provocati dalle esplosioni nucleari si sono pronunciati, anche recentemente, importanti gruppi di medici 10 ; bisogna però valutare anche — e non è fa cile — le opinioni di chi ritiene che i rischi connessi colla ra dioattività vengano un po ’ sopravalutati 11 . Bruciando legna o carbone, facendo esplodere polvere da sparo o tritolo, l ’ uomo trasforma energia chimica in altre for me di energia: calore, luce, movimento. Questo l ’ uomo ha fat to, dalla scoperta del fuoco al dicembre 1942 quando entrò in funzione la «pila atomica» di Fermi. Nelle trasformazioni chi miche un grammo di sostanza libera circa un centesimo di chi- lovattora di energia termica (un chilovattora corrisponde, ad esempio, alla quantità di calore emessa da una stufetta da un chilovatt in un ’ ora). Per innescare queste reazioni chimiche, in altre parole per accendere il fuoco, è però necessario portare la legna o l ’ erba secca a una temperatura sufficientemente alta, parecchie centinaia di gradi centigradi; perché poi il fuoco si mantenga, è necessario che il calore prodotto non sia inferiore a quello disperso nell ’ ambiente.

Digressione sulle bombe nucleari e sui loro effetti

thè First Congress of International Physicians for thè Prevention of Nu clear War, 20-25 marzo 1981. 11 R. L app , Cancer and thè fear of radiation, «New Scientist», 2 luglio 1981, p. 14; P. S aunders , Thè Ef

9 S.A. F etter e K. T sipis , Emissioni accidentali di radioattività, «Le Scienze», giugno 1981, p. 10. 10 C. H olden , Physicians Tabe on Nuclear War, «Science», 207, 28 marzo 1980, p. 1449; Proceedings of

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