Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

ra. In ogni atto di fissione vengono emessi due o tre nuovi neu troni che, incontrando altri nuclei, a loro volta provocano al tre rotture, e così via: la famosa «reazione a catena». Perché la reazione non si arresti è necessario che la massa di Uranio 235 o di Plutonio 239 sia abbastanza grossa, in modo da non la sciar sfuggire i neutroni prodotti senza utilizzarli: la famosa «massa critica». Una bomba A è fatta semplicemente di una massa di Pu 239 distribuita in modo da non essere ancora criti ca; essa viene compressa fino a diventare critica nel momento in cui si vuole provocarne l ’ esplosione. Nell ’ esplosione di una bomba A si ha una diminuzione della massa complessiva di cir ca l ’ uno per mille (oltre un milione di volte maggiore che nelle esplosioni chimiche) e una grande emissione di energia: circa il 50% come onda d ’ urto, il 35% come calore e luce, il 5% co me radiazione immediata, il 10% come radioattività residua. L ’ innesco necessario alla fusione dei nuclei leggeri è simile a quello delle reazioni chimiche di combustione, solo che invece di alcune centinaia di gradi sono necessari alcune decine di mi lioni di gradi. Nel sole e nelle stelle queste enormi temperature si ottengono dalla contrazione che ha luogo, quando l ’ astro si forma, per effetto della sua grande massa. Nella bomba H non c ’ è altro modo che fare esplodere al suo interno una piccola bomba A. Nel processo di fusione solo il 20% dell ’ energia vie ne emessa come onda d ’ urto e calore, mentre l ’ 80% è radiazio ne immediata formata prevalentemente da neutroni veloci; so lo una piccola parte va in radioattività residua; bisogna tenere conto però che i neutroni stessi, incontrando il terreno e l ’ aria, provocano a loro volta una certa quantità di radioattività. La bomba N è una bomba H di piccola potenza, nella qua le è stato ridotto al minimo l ’ innesco a fissione; di conseguenza sono ridotti, ma tutt ’ altro che trascurabili, gli effetti esplosivi classici e la radioattività residua, mentre è molto intensa la ra diazione neutronica istantanea, quella che danneggia gli orga nismi viventi 13 . Per questo si chiama arma a radiazione intensi ficata (ERW). Le bombe H possono essere molto potenti, anzi sono state costruite proprio come superbombe (1952-1953). Le bombe più potenti si basano però su un processo misto, detto fissione- fusione-fissione, nel quale viene impiegato anche l ’ Uranio 238, più abbondante e meno caro del suo fratello più leggero, l ’ U 235. Queste superbombe sono molto sporche, cioè rilasciano grandi quantità di materiale radioattivo. 3. Lo spreco di risorse. La terza considerazione riguarda l ’ entità delle spese mondiali per gli armamenti che ha già rag giunto i 500 miliardi di dollari all ’ anno (circa un miliardo di lire per ogni minuto); essa è destinata ad una brusca impenna ta dopo le recenti decisioni americane, che trascineranno a una analoga corsa l ’ Unione Sovietica. Si tratta di una cifra corrispondente a circa il 40% delle spese mondiali per l ’ educa zione e tre volte maggiore delle spese mondiali per la sanità. In un mondo dove ancora dominano largamente la povertà e

24; H. A gnew , «Bulletin of Atomic Scientists», dicembre 1977.

13 F.M. K aplan , La bomba N, «Le Scienze», luglio 1978; F. Di P a - squantonio , La bomba N, Teti, Mi lano 1980; G.B. K ristiakowski , En- hanced Radiation Warheads, «Tech- nology Review», maggio 1978, p.

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