Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Le armi nucleari e le strategie militari

1. Il primo dopoguerra: 1945-1960. Secondo lo storico Gar Alperovitz 16 la prima esplosione nucleare, realizzata il 16 luglio 1945 ad Alamogardo, nel deserto del Nuovo Messico, è anche il primo atto della guerra fredda. Infatti sembra ormai accertato che gli americani abbiano deliberatamente rinviato di qualche giorno la conferenza di Potsdam, in modo da at tendere l ’ esito dell ’ esperimento che coronava con il successo il progetto Manhattan. Truman intendeva evidentemente raffor zare la propria posizione nella trattativa con Stalin sugli asset ti mondiali, in un momento in cui i rapporti fra USA e URSS tendevano ad inasprirsi. Molto probabilmente anche la decisione di sganciare, me no di un mese dopo, le due bombe A (le uniche allora esisten ti) su Hiroshima e su Nagasaki fu dettata da motivi politici più che da considerazioni militari. Come riconobbe lo stesso Eisenhower, il Giappone, privo di rifornimenti, di marina, di protezione aerea, era già sconfitto e non era necessario sgan ciare le due bombe. Non si trattava dunque tanto di salvare la vita a migliaia di soldati americani, come si era fatto credere agli scienziati atomici, quanto di ottenere la resa del Giappone prima che l ’ intervento sovietico in Manciuria assumesse un peso rilevante, e di trattare con i sovietici, nel dopoguerra, da posizioni di forza. Significative a questo proposito le dichiara zioni rilasciate nove anni dopo dal generale Leslie Groves, re sponsabile militare del progetto Manhattan 8 : «Dopo circa due settimane dal momento in cui mi fu affidato il progetto, già non mi facevo più alcuna illusione che il nemico non fosse la Russia e che il progetto stesso non fosse portato avanti su questa base. Naturalmente il Presidente ne fu informato». Si noti che si era allora alla fine del 1942, quando infuriava la battaglia di Stalingrado. Gli anni successivi alla fine della guerra videro il fallimen to della proposta degli scienziati più illuminati per un accordo internazionale che evitasse una corsa senza fine alle armi nu cleari; gli scienziati erano infatti giustamente convinti che gli Stati Uniti non avrebbero potuto mantenere il monopolio del la nuova arma di sterminio per più di quattro o cinque anni. Le estenuanti trattative per il disarmo nucleare e per il controllo internazionale, sviluppatesi a partire dal 1946 nel l ’ ambito dell ’ ONU, non portarono a nulla 8 ’ 17 . Gli Stati Uniti e gli alleati occidentali disarmarono rapida mente gran parte degli eserciti che erano stati impegnati nella guerra e puntarono sullo sviluppo degli armamenti nucleari per bilanciare le maggiori forze convenzionali di cui continua va a disporre l ’ URSS, che aveva realizzato un disarmo parziale (nel 1948 aveva ancora cinque milioni di uomini sotto le ar mi, contro poco più di due milioni di americani e britannici). Gli Stati Uniti continuarono dunque a sviluppare armi nu cleari a fissione e a produrre esplosioni sperimentali nell ’ atmo sfera. L ’ Unione Sovietica si lanciò nella rincorsa, realizzando 16 G. A lperovitz , Un asso nella manica, Einaudi, Torino 1966.

17 M. G rodzins , E. R abinovitch , L ’ età atomica, Il Saggiatore, Milano 1963.

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