Problemi della transizione 1981

La corsa agli armamenti

la sua prima bomba nell ’ agosto 1949. Il rapi'do successo so vietico rilanciò la corsa agli armamenti negli Stati Uniti e in Gran Bretagna; quest ’ ultima fece esplodere la sua prima bom ba nel 1952; otto anni più tardi fu la volta della Francia. Ne gli Stati Uniti la evoluzione tecnica seguì due vie: la realizza zione di armi tattiche di piccole dimensioni per l ’ artiglieria e per i bazooka (come il proiettile «Davy Crockett») e lo studio della superbomba, o bomba H, basata sulla fusione 18 . Ad ac celerare la corsa contribuì, negli Stati Uniti, anche la costante rivalità tra Aviazione, Marina ed Esercito. Alla bomba H giunsero gli americani nel 1952 e i sovietici l ’ anno seguente. L ’ entità delle esplosioni nucleari sperimentali effettuate dalle grandi potenze dà un ’ idea del ritmo della corsa agli ar mamenti. Nel periodo 1945-1951 l ’ energia liberata equivale a circa 800 chiloton; nel periodo 1952-1954 si sale a 38.000 chiloton. Complessivamente il numero di esplosioni nucleari effettuate dalle grandi potenze fino al 31 dicembre 1980 è così ripartito: 660 gli Stati Uniti, 450 l ’ Unione Sovietica, 90 la Francia, circa trenta la Gran Bretagna, un po ’ meno la Cina; nel 1980 si hanno invece 20 esplosioni sovietiche, 14 america ne, 11 francesi, 3 britanniche, una cinese 14 . Nei primi anni del dopoguerra la strategia americana pun tò sul monopolio delle armi nucleari, come punto di forza per controbilanciare la superiorità numerica delle forze armate so vietiche. Molte furono in quegli anni le discussioni sull ’ oppor tunità di scatenare una guerra preventiva; fino al 1953 l ’ URSS disponeva di un numero molto limitato di bombe, mentre già alcune migliaia si addensavano negli arsenali USA. Ma, per fortuna, ragioni di carattere morale, politico e militare sconsi gliarono questa scelta 8 . Negli anni ’ 50, sotto l ’ Amministrazione Eisenhower, la strategia ufficiale divenne quella della rappresaglia massiccia (Massive Retaliation): la risposta ad un attacco dei paesi co munisti sarebbe stata un contrattacco massiccio con armi nu cleari, capace di devastare irrimediabilmente il territorio del- l ’ URSS e dei suoi alleati (la Cina era allora fra questi) 19 . Que sta strategia, che si basa sul terrore delle armi nucleari, si pre senta come difensiva e viene indicata anche come strategia della dissuasione (Deterrence). Essa trova eco anche nelle pa role dei leaders sovietici, che disponevano di un arsenale nu cleare limitato, ma erano forti ormai del possesso della bomba H. In generale però bisogna osservare che è molto più difficile valutare le concezioni strategiche sovietiche che quelle dei pae si occidentali; in URSS infatti manca un dibattito pubblico li bero e spregiudicato, come quello che accompagna le più im portanti decisioni deH ’ Amministrazione americana in materia di armamenti e di strategie militari. Verso la metà degli anni ’ 50 la competizione in campo mi litare fra le grandi potenze si spostò dalle bombe ai mezzi di trasporto aereo, quindi ai missili. È evidente che una superio 18 R.E. L app , La strategia dell'an nientamento, Einaudi, Torino 1963.

19 F.M. K aplan , Dubious Specter, 1980 Institute for Policy Studies, Paulus Potterstraat 20, 1071 DA Amsterdam.

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