Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

rità nel campo dei «vettori» con largo raggio d ’ azione accen tua il carattere aggressivo delle armi nucleari e cambia il signi ficato della strategia della dissuasione. Verso il 1956 entrava no in servizio i bombardieri intercontinentali B 52, ai quali i sovietici rispondevano con i quadrireattori del tipo 37, noti come «Bison», di classe leggermente inferiore. Gli USA però continuavano a godere del vantaggio geografico, perché le lo ro basi d ’ oltremare rendevano vulnerabili le aree più sviluppa te dell ’ URSS. Poco dopo la fine della guerra il Pentagono prese in esame la possibilità di costruire un missile a lunga gittata per tra sportare la bomba nucleare, ma il progetto, classificato come MX-774 fu allora abbandonato. L ’ accelerazione della corsa agli armamenti, l ’ esplosione della prima bomba sovietica e la possibilità di costruire bombe nucleari di peso ridotto riapri rono la strada al progetto, che fu ripreso nel 1951. Esso por tò, nel 1957, alla realizzazione del missile Atlas, a due stadi e sufficientemente piccolo da poter essere riparato in un silos sotterraneo. Il secondo missile balistico intercontinentale (ICBM) americano fu il Titan, che presenta il vantaggio di non usare come carburante l ’ ossegno liquido, quindi di essere messo rapidamente in condizioni di lancio. Verso la fine degli anni ’ 50 anche la Marina realizzò i suoi missili, i Polaris, a carburante solido, adatti ai sottomarini nucleari Polaris. L ’ Aviazione a sua volta mise in cantiere la produzione dei Mi- nuteman, ICBM perfezionati, pure a carburante solido. L ’ Unione Sovietica sviluppò i suoi missili puntando sulla potenza e sul carico utile. Il razzo che lanciò in orbita il primo Sputnik (ottobre 1957) aveva una spinta maggiore di quella dell ’ Atlas e del Titan. In un certo senso i razzi sovietici, che impressionarono il mondo con i primati spaziali, erano fin troppo grandi come missili militari. Negli anni ’ 50 si hanno anche i primi movimenti contro le armi nucleari di una certa consistenza (1956), la presentazio ne del piano Rapaki sulla smilitarizzazione nucleare del Cen tro Europa (1957), la sospensione delle esplosioni sperimenta li nell ’ atmosfera per non aumentare il danno provocato dalle ricadute radioattive (1958). 2. L ’ evoluzione delle strategie negli anni ’ 60. La strategia della dissuasione, impostata su basi confuse nel decennio pre cedente, fu precisata e ampliata al tempo delle Amministrazio ni di Kennedy e di Johnson dal Segretario della Difesa Robert McNamara. La strategia che ne uscì fu chiamata distruzione reciproca assicurata (Mutuai Assured Destruction, o MAD): con essa si intendeva la capacità, anche dopo aver subito un primo colpo di sorpresa ben coordinato, di infliggere all ’ ag gressore un danno inaccettabile 19 . In linea di principio, la strategia MAD, stabilendo un criterio ragionevolmente defini to — poteva infatti essere precisata numericamente l ’ entità del danno inaccettabile — fornisce una base utile per limitare le scorte di armi strategiche e per valutare le proposte concer nenti il controllo degli armamenti; questa si può chiamare

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