Problemi della transizione 1981

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PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

reali, al pericolo di una nuova elusione della tematica della democrazia. Per evitare questo pericolo c'è da considerare una nuova società a proporsi come società civile, come agente di una ri costruzione di una sfera pubblica democratizzata. Lo spazio da costruire per l ’ associazionismo non va quindi considerato come una concessione benigna del potere; esso è altresì un modo per rinnovare democratizzandolo, il sistema politico e lo Stato. Pensiamo alla tematica del partito politico oggi; parados salmente tutta un ’ area che pure ha spesso agitato anche con tro il PCI una polemica libertaria attraverso l ’ esaltazione della cosiddetta «democrazia coflittuale», rischia di approdare, a mezzo della critica del partito di massa e la teorizzazione di una versione aggiornata del partito d ’ opinione, nell ’ afferma zione di un nuovo distacco tra partiti e società; di un accen tuato dominio dei partiti nelle istituzioni. Sono invece dell ’ avviso che, rispetto al pericolo di un in globamento dei partiti nello Stato occorre rilanciare una for ma rinnovata di partito di massa che deponga la pretesa — fondata nel primato dell ’ ideologia — di tutto ricondurre ad unità al proprio interno e che sia agente di un rapporto tra so cietà e Stato non più incentrato sulla rappresentanza esclusiva ma fondato sulla crescita di una nuova società civile. Una lai cizzazione del ruolo dei partiti significa anche più alta concre tezza della vita politica che sempre più deve parlare il linguag gio dei bisogni umani e meno quello di una ragione di Stato predeterminata. 6. Una diversa tendenza è invece presente nel dibattito sulle riforme istituzionali, sulla attualità di una revisione della Costituzione. Si tratta di una tendenza che, ove prevalesse, la- scerebbe in ombra le radici vere, vicine e lontante, di ciò che è stato definito come «questione morale». La questione morale è per cui figlia di uno squilibrio tra società e Stato, di cui uno degli aspetti è stato negli ultimi de cenni la discriminazione anticomunista, e di una specifica struttura dello Stato che ha silenziosamente svuotato di poteri le Assemblee elettive, fatto crescere le amministrazioni paralle le, avvallato quel processo di «delegificazione» che ha portato al prevalere deH ’ amministrativismo clientelare e corporativo, alla privatizzazione del pubblico, allo «scandalo strutturale». La questione morale è anche figlia del centralismo, come del resto avevano già visto — a proposito del trasformismo — alcune figure di liberali illuminati nell ’ 800. Se la direzione delle riforme istituzionali, grandi o piccole che siano, è data da una identità crescente dei partiti con lo Stato e da una più marcata autonomia delle sedi del potere esecutivo dalle assemblee, del governo dal Parlamento e da una stabile emarginazione delle Regioni e delle Autonomie lo cali, si tratta di una direzione che contrasta fortemente con le esigenze non del tutto separabili di costruire nuovi fini dello sviluppo economico-sociale e di espandere, rinnovandola, la democrazia. Si rafforza invece lo Stato-persona e si indebolisce lo Sta to-comunità; alla crisi di legittimazione si risponde negandone

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