Problemi della transizione 1981

La «Carta dei Diritti»

le radici, la governabilità si racchiude in se stessa, si identifica nel principio formale. Ancora una volta rispunta il cinismo post-liberale della teoria dei sistemi. Non deve abbagliare la possibilità di convivenza di libertà e costrizione, di privatismo e di autonomia del pubblico che apparentemente questa proposta garantisce. Da questo punto di vista questa possibilità è del tutto dipendente dai principi formali del liberalismo classico, oggi improponibili. Come le più avvertite correnti neoliberali non hanno mancato di co gliere, le garanzie alle libertà individuali e la riconquista di una continuità tra privato e pubblico sono collegate ad ele menti sostanziali, ad una giustizia sociale non ottenibile entro un ambito separato di distribuzione del reddito, delle oppor tunità di consumo. Per questo è importante proporsi di supe rare la separazione tra democrazia politica (il sistema politico istituzionale) e governo delPeconomia, criticando l ’ efficienza ingannevole di chi intende invece seguire una via che esagera questa sperazione. 7. Non è comunque negabile la base reale delle riforme istituzionali. Esiste un problema di regolamentazione del po tere esecutivo, di modificazione dell ’ assetto del Parlamento, di un più avanzato ordinamento della giustizia. Non mi propongo, in questa sede, di esporre in dettaglio le analisi e le proposte del PCI. In ogni caso ritengo importante un rilancio, in forme nuo ve, della centralità del Parlamento e, concretamente, del ruolo delle Regioni e delle Autonomie locali. Credo che si possa uscire dalla crisi dello Stato assistenziale solo lungo una dire zione come questa. Un governo dello sviluppo economico-sociale che non sia compressione di energia democratica e di istanze di soddisfa zione di bisogni nuovi è possibile solo in uno Stato che sia Sta to delle Regioni e delle Autonomie locali. La questione delle autonomie non si propone oggi solo come esplicazione di un primato delle assemblee elettive. Da un lato infatti sta una crisi del repertorio tradizionale della politica economica entro il quale l ’ inefficienza è ineffi cienza di strumenti centralistici e predeterminati. Dall ’ altro lato sta una «questione sociale» che propone una rete articolata e diffusa di bisogni che possono insistere in una illusoria, e per certi aspetti pericolosa, forma di coscienza antiistituzionale. La questione delle Autonomie si situa quindi al livello di una governabilità che sia collegata alla ricostitu zione di una sfera pubblica democratizzata, al rinnovamento della vita politica e dei partiti, al crescere di un associazioni smo che sia matrice di un autogoverno non marginalizzato e non corporativo. 8. Non ci si può tuttavia nascondere che siamo nel pieno di processi che si muovono in un ’ altra direzione; né è possibile disperdere la coscienza della molteplicità dei terreni sui quali occorre agire e delle pesanti difficoltà da affrontare. La questione delle Autonomie è collegata ad una ristruttu razione delle funzioni di governo e a modalità non neocorpo rative del rapporto tra istituzioni e forze sociali. C ’ è quindi un rapporto tra una visione non decisionistica

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