Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

della governabilità e la natura del ruolo delle organizzazioni interpreti degli interessi e delle categorie. Una simile prospettiva richiede, ad esempio, un sindacato che resista ad una riduzione funzionale del proprio ruolo en tro la negoziazione neocorporativa, che riprenda e rilanci i te mi della democrazia industriale in connessione con una rifor ma dello Stato che corregga l ’ attuale distribuzione delle fun zioni per la quale alle Regioni ed agli Enti Locali sono affidate in parte preponderante funzioni attinenti ai servizi sociali, alla politica sociale, mentre il governo della produzione è affidato quasi interamente allo Stato centrale. Tutto ciò può sembrare un sogno avveniristico di fronte ad una congiuntura drammatica nella quale l ’ urgenza di una lotta alla inflazione non può essere misconosciuta. Ma questo è quel tipo di apparenza cui per solito si affida il realismo conservatore. Non è comunque negabile l ’ esigenza di elevare da subito la qualità del governo locale, di fare com piere un salto di qualità culturale alle Autonomie locali. In questo senso è di grande rilievo una ristrutturazione della po litica sociale che sia organizzazione della «nuova gestione so ciale» e che sia contributo al superamento della crisi del Wel- fare State. 9. Per queste ragioni la proposta esemplificata nella «Car ta dei Diritti e della Partecipazione» ha un senso generale an che se si riferisce ad un ’ area particolare di problemi e di sog getti. Essa, per questa ragione, è parte costitutiva del progetto per l ’ Emilia-Romagna degli anni ’ 80 del quale si parla nel do cumento per il 2° Congresso regionale del PCI. Non ne è, cioè, né l ’ involucro, né un ’ articolazione settoria le. Essa è anche prodotto di una analisi della esperienza regio nale e della sua diversità nel panorama nazionale che respinge ogni teoria di «modello» Emilia ed è semmai orientata ad in dividuare il terreno di un nuovo ruolo nazionale di una diver sità da difendere e sviluppare. Nessuno pensa che i problemi toccati dalla «Carta dei diritti» possano essere risolti all ’ interno di una regione. Bastano i tagli alla spesa pubblica a ricordarci la stretta connessione tra processi locali e scelte nazionali. Co me realizzare quindi l ’ ispirazione della «Carta dei diritti»? Abbiamo avuto in questi anni vari tipi di approccio al nuovo fenomeno associativo; non è possibile fornire cifre at tendibili sulla diffusione del nuovo associazionismo nella Re gione e nel paese. Dai dati incompleti ed occasionali che pos sediamo risulta comunque una grande diffusione un po ’ in tut te le provincie; si tratta di dati sufficienti a suffragare l ’ ipotesi di un processo generalizzabile. Da un punto di vista dettato dalla logica istituzionale esi ste una differenza tra aggregazioni che agiscono su bisogni (ne è un esempio la difesa dell ’ ambiente naturale) la cui soddisfa zione è direttamente dipendente dalle scelte di governo, e altri tipi di associazioni (giovanili, femminili, culturali) che imme diatamente abbisognano di garanzie, di spazi per agire, per esistere. La differenza esiste, ed è stata utilmente evidenziata da alcuni contributi importanti. Le argomentazioni svolte in precedenza richiamano però

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