Problemi della transizione 1981

La «Carta dei Diritti

l ’ urgenza di un più elevato grado di approfondimento. Credo cioè che a guidare le scelte debba essere qualcosa di più della semplice rilevazione empirica di come tende spontaneamente a presentarsi il rapporto tra istituzioni e nuovi soggetti sociali. 10. Vorrei proporre due esempi: 1) le associazioni culturali; 2) le nuove forme di solidarietà e il volontariato. Per quanto riguarda la cultura, a metà degli anni 70 ed in particolare dopo il 77, si apre un periodo del tutto nuovo. Sorge e si afferma un nuovo fenomeno associativo, nuovo per quantità ed estensione, ma nuovo anche per qualità. Questo fenomeno si può dire che sia l ’ agente della crisi di una conce zione strumentale della cultura legata ad un sistema formativo incentrato sulla scuola, alla aspettativa di una corrispondenza tra formazione e promozione sociale. Da un associazionismo di natura complementare a tale concezione (il prevalere della funzione di ricreazione) si passa ad una realtà nuova che propone la cultura come finalità ed entro la quale tende a farsi spazio una iniziativa per produrre e non più solo per fruire. Una istanza di democratizzazione, di socializzazione culturale che tende a superare la tradiziona le nozione di «cultura di massa» si è fatta strada entro la pur ampia presenza di visioni neoromantiche che vivono la cultura come un rifugio dai mali dell ’ esistenza. Oggi la nuova espan sione delle comunicazioni di massa, il dinamismo dell ’ indu stria culturale e le contemporanee riduzioni della spesa pub blica per la cultura richiano di conferire un segno privatistico alle modificazioni della qualità del sistema culturale in Italia e di ridurre il fenomeno associativo ad una funzione del consu mo, a terminale della grande industria mondiale della cultura. Di fronte a questi processi e con alle spalle anni di polemi ca contrapposizione tra il cosiddetto effimero ed il cosiddetto permanente che, se non superata, può significare la paralisi e agevolare l ’ involuzione, bisogna chiedersi se è possibile limi tarsi ad offrire spazi per le aggregazioni culturali o se piutto sto la vera garanzia non debba consistere in una nuova pro gettualità delle istituzioni che non si proponga di inglobare l ’ associazionismo ma che ne stimoli la capacità di produrre cultura in rapporto con le sedi per così dire tradizionali di produzione culturale. Per quanto riguarda il volontariato che agisce nella sfera della sicurezza sociale qui è forse ancora più evidente che il problema non è solo di come garantire al volontariato di esi stere ma anche e soprattutto di quale ruolo esso può avere per superare la crisi della politica sociale. C ’ è stata in questi anni una grande espansione del volontariato. Essa non è stata sem plicemente una reazione alla crisi delle tecniche assistenziali dello Stato. Non a caso il fenomeno è cresciuto in rapporto a problemi sociali (le tossicodipendenze, le malattie mentali, gli handicappati) la cui soluzione è irriducibile a tecniche assi stenziali, ed interventi puramente istituzionali. Di qui anche il pericolo di un ripiegamento su se stesso del volontariato, di una illusoria automarginalizzazione. L ’ alternativa al ripiegamento è solo l ’ integrazione subalter na, l ’ uso strumentale del volontariato? Credo di no e del resto

129

Made with FlippingBook - Online Brochure Maker