Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

si fa strada all ’ interno delle stesse associazioni e negli studi più attenti del fenomeno la consapevolezza che occorre trovare una strada diversa nella quale la crescita del volontariato non sia alternativa all ’ intervento pubblico, ma sia fattore di quali ficazione, anche se occorre guardarsi da corrispondenze mec caniche tra volontariato e riduzione e qualificazione della spe sa pubblica. 11. Su questo come nell ’ insieme delle tematiche proprie della «Carta dei diritti» c ’ è una questione specifica che riguar da il mondo cattolico. Entro le nuove realtà associative ampia è la presenza di espressioni del mondo cattolico. Ad una cre scente visione laica dell ’ impegno sociale si aggiungono presen ze di stampo neointegralistico. Ci può essere la tentazione di produrre una riedizione della capacità espressa dai cattolici entro l ’ esperienza dello Stato post-unitario di interpretare lo squilibrio tra Stato liberale e società e quindi di credere alla possibile nuova convivenza di assistenza caritativa e visione strumentale delle istituzioni. Ciò significherebbe, nel pieno del rapporto tra associazioni volontarie e istituzioni, non superare il limite della richiesta di garanzie per una presunta autosuffi cienza ed una nuova spinta per la privatizzazione corporativa del pubblico. E quanto mi pare stia accadendo nella nostra re gione a proposito della politica per il diritto allo studio. Ma è giusto chiedersi se tale scelta non ridurrebbe la nuo va vitalità solidaristica ad un ruolo subalterno rispetto ad un moderatismo che vuole alimentarsi della sfasatura tra Stato e società e che combina elementi di autoritarismo con una con creta riduzione di risorse disponibili per la sicurezza sociale. La via che credo si debba seguire chiama invece le espressioni del mondo cattolico ad una partecipazione, — certo autono ma e come tale garantita — alla conquista di un grado più ele vato di civiltà e di democrazia esistenziale. 12. Per tutte queste ragioni la «Carta dei diritti» va oltre una elencazione di garanzie, vuole evitare il pericolo di una articolazione corporativa degli stessi diritti da tutelare. La proposta intende superare, pure assumendola, una im postazione puramente garantistica e saldarsi agli obiettivi di qualificazione dello sviluppo che sono indicati nel documento per il 2° Congresso regionale del PCI. Anche per queste ragioni la Carta non si esaurisce, non è in partenza una dichiarazione formale di principi, anche se non va escluso che ad una sistemazione di insieme si possa pervenire. L ’ importante è che sia chiaro che non si tratta di aggiungere appendici regionali alla Costituzione della Repub blica. Va anzi sottolineato il necessario orizzonte nazionale delle scelte da definire nel piano regionale. Ciò non solo in ordine ai problemi di assetto istituzionale, al ruolo delle Autonomie locali, ma anche in aspetti specifici. Vorrei qui ricordare i problemi che riguardano il governo della scuola, una prospet tiva di riforma degli organi collegiali, la legislazione per lo spettacolo, la cultura. Inoltre, così come la legge sulla violen za sessuale alle donne consente alle associazioni femminili di costituirsi parte civile, una simile possibilità va riconosciuta ad altre associazioni (naturalistiche, dei consumatori) entro la

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