Problemi della transizione 1981
Oltre la «terza Italia»
ri, si cercherà di cogliere l ’ intreccio e i momenti interattivi di alcune delle principali emergenze messe in luce all ’ interno del clima analitico addensatosi nel periodo più recente in realtà regionali, come quella emiliano-romagnola, e riguardanti le modificazioni e il ruolo di aree territoriali connotate da acce lerati processi di trasformazione.
1. Dalle «tre Italie» alla frammentazione dello sviluppo dualistico
Dicevamo che il quadro che si delinea nell ’ arco dei primi anni ’ 70 pare attanagliarsi ad una interpretazione tripolare. I processi di ristrutturazione nei grandi impianti del Nord si intensificano, assumendo prevalentemente l ’ aspetto di estese e capillari forme di decentramento produttivo; lo scopo prio ritario di tali processi è quello di ridurre il peso materiale di quella classe operaia «massificata» protagonista e guida del ciclo di lotte che ha imposto accentuate componenti di rigidità all ’ interno dei cicli produttivi. Come si è potuto ricavare dalle numerose indagini relative a tali fenomeni, le forme e le direttrici territoriali del decentra mento assumono caratteri differenziati. Da una parte hanno investito, sotto la forma di scorporo ed autonomizzazione di alcune fasi mature dei processi produttivi, quelle aree dotate di un tessuto produttivo intermedio, nelle quali il mercato del lavoro già si presenta meno surriscaldato e connotato da mag giore flessibilità: tali aree vengono rivitalizzate da questo flus so produttivo che funziona da potente volano per l ’ espansione di attività economiche che trovano un fertile humus nella stes sa struttura insediativa esistente 2 . Dall ’ altra si dirigono, sotto la forma di investimenti, in impianti di cospicue dimensioni verso le regioni del Mezzogiorno, dove si assiste ad una ripre sa assai intensa della industrializzazione, dopo la lunga pausa seguita al primo ciclo di investimenti dell ’ inizio degli anni ’ 60; questa ripresa, se è ancora guidata dai gruppi pubblici, vede
2 II dibattito sul decentramento pro duttivo e la crescita delle imprese mi nori è stato talmente ampio (ed è an cora aperto) da rendere imbarazzante il tentativo di esaurirlo con dei riferi menti bibliografici. Tuttavia, riferen doci a fenomeni peculiari dei primi anni del decennio 1970, un ’ interpre tazione assai vicina a quella riportata nel testo si trova nell ’ analisi di L. F rey , Le piccole e medie imprese in dustriali di fronte al mercato del la voro in Italia, in «Inchiesta», n. 14, 1974.
rinnovato interesse per il mercato del lavoro (e la crisi di alcuni suoi impor tanti meccanismi e condizioni di fun zionamento), risvegliatosi nei primi anni del decennio. In questo contesto e, soprattutto, con tale riferimento cronologico, si sono sviluppate, co me è noto, le analisi sull ’ economia «sommersa», le interpretazioni sul ruolo delle piccole e medie unità pro duttive, il decentramento, ecc. Ma mentre nelle analisi sulla composizio ne di classe appare di indiscutibile utilità l ’ individuazione di una più complessa articolazione del proleta riato («centrale», «periferico», «mar ginale»), viceversa un minor grado di affidabilità ci sembra rilevabile nel l ’ applicazione ad aree territoriali defi nite ed assai estese degli stessi concet ti di centralità, perifericità, ecc.
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