Problemi della transizione 1981

Oltre la «terza Italia»

La dipendenza del Mezzogiorno, si può dire, assume così un duplice aspetto: essa deriva, da un lato, dalla necessità di crescenti trasferimenti pubblici a sostegno del reddito meridio nale compromesso dalla scarsità di occasioni lavorative, dal l ’ altro, dalla necessità di crescenti importazioni di prodotti primari di consumo, la cui domanda in aumento con l ’ espan dersi del reddito, trova scarsa soddisfazione in loco a causa della progressivamente minore presenza di produzioni di tali beni. A questo proposito verrebbe da aggiungere che l ’ aumen to della domanda nell ’ area meridionale può a sua volta costi tuire un mercato assai appetibile per le industrie localizzate nell ’ area intermedia, specializzate nella produzione di «beni salario»; esse in questo modo si troverebbero a beneficiare di due tendenze favorevoli provenienti da due poli opposti del dualismo italiano: da una parte assorbendo produzioni decen trate dall ’ area più avanzata, dall ’ altra alimentandosi della do manda indotta nel Sud dai trasferimenti. Queste considerazioni, inducono a riflettere sulla possibili tà di uno sviluppo anche intenso di un ’ area «intermedia» in un quadro complessivo ancora caratterizzato da un elevato grado di bi-polarismo al cui interno, in una vasta gamma di graduazioni, possono trovare alimento ulteriori squilibri an che nell ’ ambito delle diverse situazioni. In questo quadro evolutivo, d ’ altronde, man mano che ci si inoltra nel decennio 1970 tutta una serie di realtà appare modificarsi. Da questo punto di vista gli anni 1974-1975 pos sono, per molti versi, essere considerati la discriminazione di due periodi piuttosto differenziati: tutto il panorama econo- mico-territoriale italiano appare risentire del periodo in cui si tocca il punto più profondo della crisi economica. In primo luogo sono le aree meridionali a pagare le conseguenze più pe santi del brusco mutamento delle ragioni di scambio tra pro dotti manufatti e prodotti di base impresso dalla crisi delle materie prime, a causa della struttura industriale installata in tali regioni. In questo senso, se l ’ inadeguato sviluppo di una maglia diffusa di minori dimensioni già costituiva un proble ma di nodale importanza all ’ inizio del decennio (pur essendo in atto nel Mezzogiorno processi di sviluppo industriale di in tensità mai raggiunta prima) ciò assume ancora maggiore gra vità allorché il «boom» industriale meridionale subisce una brusca interruzione, con il crollo degli investimenti (soprattut to pubblici) e il conseguente rallentamento della dinamica oc cupazionale nei settori industriali trainanti (pur diluito lungo tutto l ’ arco della seconda metà del decennio, per l ’ effetto ini ziale degli investimenti effettuati all ’ inizio del periodo) 9 . Contemporaneamente si assiste ad un rafforzarsi dei pro cessi di de-congestionamento industriale della aree del Nord, nelle quali si accentua peraltro la tendenza ad una più marca ta specializzazione nelle funzioni di direzione e di controllo dell ’ accumulazione, dell ’ allocazione delle risorse e dei processi

diventa, seppur lievemente, positivo ( + 3%), nel Mezzogiorno si ha una ulteriore perdita del 12% circa e tali andamenti vengono confermati negli anni immediatamente successivi. Cfr. L. P ennacchi , Caratteristiche e ten denze dell ’ industria manufatturiera,

9 Nel corso del 1975 gli investimenti nell ’ industria meridionale si riducono del 23% e nello stesso anno anche le rimanenti regioni del paese vedono una contrazione di poco più lieve. Mentre nel Centro-Nord, però, a partire dall ’ anno successivo il trend

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