Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
innovativi. A ciò corrisponde, all ’ interno dell ’ area intermedia, un graduale processo di differenziazione indotto dalla più in tensa penetrazione del capitale nella struttura preesistente, che tende a modificarne l ’ assetto quantitativamente e qualitativa mente: emergono fenomeni di trasferimento di occupazione dai settori tradizionali a quelli mediamente avanzati, unifor mati cioè al livello tecnologico (intermedio) proprio della gran parte dell ’ industria settentrionale 10 . Inoltre, negli stessi comparti tradizionali, i marcati proces si di specializzazione intrapresi in queste aree, tendono a far perdere progressivamente di peso i «vantaggi da economia sommersa» attraverso i quali è usuale spiegare la dinamicità di queste strutture produttive: la maggiore reddività del tessu to di piccole e medie imprese, appare poggiare anche su consi stenti processi innovativi (del prodotto e dell ’ organizzazione) che esprimono una notevole capacità di conversione verso sbocchi di mercato sempre più mutevoli e segmentati 11 . Questi fenomeni, pur non interessando uniformemente le regioni intermedie, ritagliano al loro interno consistenti aree tradizionali che tendono a collocarsi in una posizione di «cen tralità» rispetto al panorama economico nazionale, pur con servando anche elementi di «perifericità» con peso, però, ten denzialmente decrescente. Si può parlare, in altri termini, di un rafforzamento marcato di talune realtà territoriali passante attraverso intensi processi di integrazione con le aree «forti» del paese. La notevole capacità di avvantaggiarsi anche rispet to a queste aree, grazie ad una struttura produttiva più flessi bile, la tendenza ad una multiregionalizzazione e/o multina- zionalizzazione (anche se a piccola scala), il divenire centri di attrazione di flussi migratori tra i più consistenti a livello na zionale e il contemporaneo tendenziale irrigidirsi di compo nenti dell ’ offerta di lavoro in direzioni non dissimili da quelle manifestatesi nelle aree «centrali», costituiscono alcune delle caratteristiche salienti di queste zone 12 .
in A. A ccornero - S. A ndriani , Gli anni 70 nel Mezzogiorno, De Dona to, Bari 1979. 10 Sul carattere «intermedio» della struttura industriale italiana nel suo complesso — se rapportata a quelle degli altri paesi industriali — è con corde anche l ’ analisi di A. D el M on te - G. F otia , Struttura industriale e specializzazione internazionale del l'Italia, in «Inchiesta», n. 45, 1980. Tali autori, più precisamente, defini scono come «periferica» l ’ economia italiana, in un ’ accezione, però, assai simile a quella comunemente attri buita alle strutture industriali inter medie: connotate cioè dalla prevalen te presenza di imprese di piccole di mensioni che operano sui mercati concorrenziali e subiscono l ’ influenza del mercato, ma che non necessaria mente devono essere orientate su pro duzioni di tipo tradizionali, bensì
possono essere presenti in produzioni proprie dei settori moderni (o dei set tori «chiave» per usare la stessa ter minologia degli autori). 11 A tal proposito si veda G. M. G ross -P ietro , Investimenti e muta menti di struttura nell'industria ita liana, in «Politica ed economia», n. 1, 1980. 12 Cfr. A. B agnasco , R. P ini , Svi luppo economico e trasformazioni socio-politiche dei sistemi territoriali a economia diffusa, in «Quaderni della Fondazione Giangiacomo Fel trinelli», n. 11, 1981. Valga ad esem pio, l ’ evoluzione della struttura eco nomica della regione emiliana, lo spostamento dei suoi baricentri pro duttivi verso i settori intermedi, con forti aree di specializzazione, e la ten denzialmente accresciuta centralità nel quadro delle esportazioni italia ne: l ’ export emiliano che nel 1963 pe
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