Problemi della transizione 1981

Oltre la «terza Italia

2. I processi di differen ziazione interni all ’ area meridionale

Parallelamente, nella seconda metà degli anni ’ 70 si mani festano con crescente insistenza alcuni timidi, ma non inconsi stenti, segnali di una penetrazione all ’ interno dell ’ area meri dionale di attività produttive tipicamente periferiche — frutto di scelte decentrate di imprese del Centro-Nord — lungo le di rettrici territoriali delineabili, approssimativamente, nella fa scia compresa lungo l ’ asse di collegamento Roma-Napoli e lungo la dorsale adriatica 13 . La limitata espansione geografica del fenomeno, oltre al suo scarso peso sulla struttura complessiva dell ’ industria meri dionale, non lasciano tanto preludere, almeno allo stato delle conoscenze attuali, ad un graduale estendersi di attività diffu se territorialmente all ’ interno del Mezzogiorno, quanto prefi gurare piuttosto una «tracimazione» di attività periferiche lungo la linea di minor resistenza del ciclo di vita dei prodotti, attirate da particolari convenienze insediative che vanno dalla possibilità di sfruttare le incentivazioni alla localizzazione en tro i confini dell ’ intervento della Cassa (la maggiore intensità di questi processi diffusivi si registra proprio lungo i confini più settentrionali dell ’ area soggetta all ’ intervento straordina rio 14 ), a situazioni particolarmente favorevoli presenti nel mercato del lavoro (un ’ offerta elastica, l ’ assenza di grandi im pianti in grado di «contagiare» attraverso la rigidità della pro pria forza-lavoro le altre componenti dell ’ offerta), ad esigenze di prossimità con i mercati di sbocco (si tratta di imprese i cui prodotti, spesso, sono connotati da alta deperibilità e da one rosi costi di trasporto) 15 . Più in generale, si possono cogliere nello svolgersi del de cennio appena trascorso, i segnali di non trascurabili rivolgi menti, nel processo di industrializzazione del Mezzogiorno. Tali rivolgimenti, per il fatto di coinvolgere componenti della

sa per il 6% sul volume complessivo nazionale, già nel 1970 raggiunge la quota dell ’ 8% e nel 1977 arriva al 9%; ma quel che più conta, forse, è che all ’ interno del totale dell ’ esporta zione regionale, aumenta l ’ incidenza di produzioni mediamente avanzate (beni strumentali, mezzi di trasporto, impianti, ecc.) e diminuisce quella di alcuni settori tradizionali (maglieria e calzature). Cfr. AA.VV., Primo rap porto sull'industria dell'Emilia-Ro magna, Regione Emilia-Romagna - Dipartimento bilancio e programma zione, 1979. Inoltre cfr. P. F ormica , S. T estoni , Multinazionali ed Emi lia-Romagna, e P. C apone , L'econo mia emiliana nella sfida europea, in «La Società», n. 22, 1979. Una più recente interpretazione complessiva dei caratteri dello sviluppo emiliano romagnolo è stata formulata da S. B rusco , Il «modello Emilia»: disin tegrazione produttiva e integrazione sociale, in «Problemi della transizio ne», n. 5, 1980. 13 Si vedano gli atti del convegno La direttrice adriatica allo sviluppo eco nomico del Mezzogiorno, pubblicati in «Economia Marche», n. 6, 1978.

14 Questi fermenti di industrializza zione ai confini del territorio soggetto alla Cassa per il Mezzogiorno hanno fatto osservare a R. P rodi «... quan do passo in treno lungo la linea adria tica o in autostrada, non ho mica bi sogno di guardare la carta geografi ca; so benissimo dove finisce la Cas sa: c ’ è tutta una fila di fabbriche che non finiscono più e quella è la fine della “ Cassa ” ». Cfr. R. P rodi , «Quaderni Isveimer», n. 13-14, 1978, p. 50. 15 Si vedano, a questo proposito, i ri sultati di una indagine condotta dalla Federazione dell ’ industria emiliano romagnola, su un campione di azien de regionali, tesa a mettere in luce la disponibilità delle industrie emiliane ad investire nel Mezzogiorno. I risul tati più significativi di tale indagine sono apparsi sul supplemento al n. 8-9 della rivista «Analisi», febbraio- agosto 1979.

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