Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
struttura industriale dai diversi riferimenti settoriali e soprat tutto territoriali, contribuiscono ancor più a rafforzare un quadro della realtà meridionale profondamente differenziato e articolato al suo interno, costantemente contraddistinto da contrasti anche assai aspri: rimane, comunque, un ’ immagine sempre più remota, quella di un Mezzogiorno uniforme ed esteso bacino di arretratezza economica 16 . I grandi e medi impianti manufatturieri decentrati da alcu ni grandi gruppi oligopolistici (pubblici e privati) extra-meri dionali e installati prevalentemente in alcune aree forti del Mezzogiorno nei primi anni del decennio, mostrano nel suo ultimo scorcio segni di indebolimento (quando non di crisi), particolarmente preoccupanti in regioni in cui è concentrata una notevole parte della potenzialità produttiva del meridione e dove, tra l ’ altro, sono presenti alcune delle maggiori concen trazioni metropolitane (come in Puglia e in Campania). In questo processo di indebolimento della struttura industriale sono coinvolte anche alcune delle regioni più periferiche del Mezzogiorno continentale e insulare, nelle quali il processo di industrializzazione rimane, tuttora, pressoché esclusivamente legato alle vicende dei grandi impianti di base. Al contrario, non mostra segni di cedimento la diffusione, sebbene in forme spesso contraddittorie, di insediamenti manufatturieri, di pic cole e medie dimensioni in alcune aree, prevalentemente set tentrionali, del Mezzogiorno per la prima volta interessate da significativi processi di industrializzazione. Questa evoluzione che appare contrassegnare l ’ arco di an ni più recente, è stata in alcuni casi oggetto di interpretazioni esageratamente ottimistiche, volte ad avvallare la tesi di una progressiva espansione del modello «terza Italia» nell ’ area meridionale 17 . Anche sòltanto la considerazione che la caduta degli investimenti e il rallentamento della dinamica occupazio nale riguardano i settori che costituiscono la struttura portan te dell ’ industria meridionale, induce a ridimensionare ogni fa cile ottimismo nei confronti delle possibili linee evolutive del l ’ economia del Mezzogiorno, dimenticando che intere ed este se regioni continuano a rimanere escluse da ogni concreto svi
le due principali interpretazioni di questi fenomeni («ottimistica» po tremmo definire la prima e più «pru dente» la seconda). Cfr. «Quaderni Isveimer», n. 11-12, 1978, pp. 183- 185.
16 In un recente intervento sulle pagi ne di questa rivista, P. Ingrao ha sot tolineato quanto sia lontana dalla realtà una immagine del Mezzogior no «... come mondo arretrato, a bas sa produttività e ristrettezze di mer cato, che consuma risorse, oggetto al tempo stesso di rapina e di “ soccor so ” , ancora “ colonia ” nel vecchio senso e che lo sviluppo più recente conosciuto da quest ’ area non consen te più nemmeno l ’ immagine suggesti va ma semplificante del contrasto fra Posso ” e la “ polpa ” ». Cfr. P. I n - grao , Nuova soggettività e governo dello sviluppo, in «Problemi della Transizione», n. 4, 1980, p. 163. 17 Su queste tematiche si vedano gli interventi di G. L izzeri e di G. G ian - nola al convegno Politica industriale e sviluppo economico del Mezzogior no, che, in qualche modo, riflettono
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