Problemi della transizione 1981
Oltre la «terza Italia»
Se entrambe queste interpretazioni appaiono convincenti alla luce delle politiche di spesa attuate dallo Stato negli anni ’ 70, ciò nondimeno va sottolineato il fatto che proprio tali po litiche possono essere viste come una decisiva condizione ed un potente incentivo dell ’ evoluzione economica e sociale ita liana, fin dentro le sue articolazioni territoriali: esse cioè han no costituito uno degli strumenti principali (se non il principa le) di politica economica del decennio. Anche le modificazioni intervenute nella composizione dei trasferimenti dalla sfera pubblica a quella privata, come molti degli indicatori finora considerati, inducono a distinguere due fasi nel corso degli anni 70: una prima in cui crescente è stata la quota di tali flussi finanziari destinata, a vario titolo, alle famiglie: essa tra il 1970 e il 1974 passa da 8.753 miliardi a 16.746; una seconda — corrispondente all ’ incirca alla secon da metà del decennio, in cui crescente è stata la quota destina ta alle imprese, pur rimanendo più elevata quella assorbita dalle famiglie: le imprese tra il 1974 e il 1977 passano da una quota pari a 2.304 miliardi a 7.151. Tutte e due queste com ponenti si può dire abbiano svolto un ruolo attivo nei processi di ristrutturazione produttiva dell ’ economia italiana: la prima intervenendo nel modificare le caratteristiche dell ’ offerta di la voro, la seconda fornendo alle imprese la base finanziaria per attuare le necessarie forme di ristrutturazione dal lato della domanda. Complessivamente, quindi, è possibile ipotizzare un ruolo, sufficientemente preciso e definito, dell ’ intervento pubblico nell ’ economia nel quadro di un progetto politico teso essenzialmente a recuperare flessibilità nelle strutture della so cietà italiana. Secondo questo schema interpretativo i trasferi menti alle famiglie e, in generale, l ’ allargamento della spesa pubblica sociale, oltre ad una funzione di disinnesco di situa zioni di conflittualità, hanno favorito un processo di flessibi- lizzazione di alcune componenti dell ’ offerta di lavoro: in que sto senso le innumerevoli forme di sussidio e di assistenza pos sono essere interpretate come un utile lubrificante per i mecca nismi di funzionamento del mercato del lavoro in un processo di adattamento alle condizioni produttive in via di trasforma zione. All ’ interno di questo quadro emerge un ruolo della fa miglia come istituzione, da un lato, collettrice dei redditi pro venienti da fonti diverse (sussidi, assistenza, attività lavorati ve, ecc.) 25 , dall ’ altro, erogatrice di forza-lavoro in forme fles sibili e commisurate al reddito familiare complessivo. Più pre cisamente tale azione regolatrice si esplica nelle attività lavo rative «centrali» e, per contro, lo sviluppo di una sensibile elasticità nelle attività più periferiche o marginali, per la cu- mulabilità di queste con le forme del sussidio, spesso incom patibili nel caso di attività «tutelate» 26 . In ordine a queste tematiche riveste grande importanza il diverso impatto dei trasferimenti pubblici e la loro diversa qualità e composizione a seconda degli ambiti territoriali ver
funzioni della famiglia nello sviluppo capitalistico periferico, in «Inchie sta», n. 43, 1980. Nella stessa rivista è anche contenuto uno studio sull ’ e voluzione della spesa pubblica in Ita lia ad opera di F. F arina , A. G ian
25 Cfr. L. B albo , Un «caso» di capi talismo assistenziale: la società italia na, in «Inchiesta», n. 28, 1977. 16 Un ’ ampia analisi sul ruolo della famiglia nel mercato del lavoro è sta ta compiuta da M. P aci , Struttura e
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