Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

tizzabile, per le politiche di spesa, un ruolo di mediazione di queste diverse spinte allo scopo di ricondurre, per quanto pos sibile, le contraddizioni da esse indotte sugli «squilibri dina mici» caratterizzanti la società italiana negli anni ’ 70, entro modi e forme compatibili rispetto alle strategie evolutive per seguite dalle classi al potere. Anche all ’ interno dei processi di terziarizzazione, quindi, potrebbero scorgersi ulteriori elemen ti di flessibilizzazione (in termini produttivi, sociali e politici) di segmenti del mercato del lavoro la cui posizione si può dire «strategica» da non pochi punti di vista e che coinvolgono non trascurabili riflessi sulla struttura di classe nel paese e nel la sua evoluzione. Per gli intenti che hanno queste note non possiamo affron tare in modo sufficientemente approfondito le molteplici sfac cettature proprie di tale problematica 31 ; ci preme, però, sotto lineare che i ritmi, le modalità e la qualità della diffusione del le attività terziarie non appaiono in alcun modo neutrali dal punto di vista della loro articolazione spaziale, piuttosto pos sono contribuire, anche in misura determinante, ad approfon dire i diversi squilibri di carattere strutturale tra le varie aree geografiche. Da questo punto di vista, le difficoltà che permangono ad una consistente diffusione di iniziative produttive industriali a carattere locale in molte regioni del Mezzogiorno, possono es sere ricondotte anche nel «deficit funzionale», di strutture ter ziarie presenti in tali aree, al servizio del servizio produttivo; tale deficit, del resto, è riconducibile alla tendenza delle im prese operanti nel Meridione, ma facenti capo a gruppi extra meridionali, a non rivolgersi, per le proprie esigenze di servizi, ad operatori locali, bensì alle proprie strutture terziarie loca lizzate nel Centro-Nord. Tenendo conto di ciò, è facilmente intuibile perché all ’ in terno del panorama del terziario meridionale il settore dei «servizi non destinabili alla vendita» (ovvero la Pubblica Am ministrazione) sembra svolgere un ruolo compensativo da un punto di vista occupazionale. Questo però, non deve evocare un ’ immagine del terziario pubblico nel Mezzogiorno sovradi mensionato, rispetto alle esigenze proprie di questa area: tale immagine infatti, se rapportata alla potenziale domanda espressa dalla popolazione insediata nel Sud, sembra assai dubbia, in quanto le strutture del terziario pubblico presenti nel Mezzogiorno manifestano indici di localizzazione (calcola ti in base alla popolazione presente) non dissimili da quelli delle altre aree del paese o addirittura inferiori 32 .

Mezzogiorno, cioè con un valore pari a quello della ripartizione del Nord- Ovest e sensibilmente inferiore a quello di altre grandi ripartizioni.

31 Un tentativo di approfondimento delle problematiche comuni alle di rettrici territoriali della diffusione delle attività di servizio in Italia è sta to compiuto, d ’ altronde, da chi scrive in un saggio di prossima pubblicazio ne nella rivista «Inchiesta». I dati ri portati nella nota successiva sono ri cavati da questo lavoro. 32 Se poniamo uguale a 100 l ’ indice di localizzazione dei «servizi non de stinabili alla vendita» nell ’ intero pae se (calcolato in base alla popolazione presente), esso risulta lo 0,92 nel

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