Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
che probabilmente gli stessi cinesi non avevano mai conside rato esportabile nell ’ occidente capitalista. La tematica urbanistica — di cui abitualmente mi occupo — nei suoi aspetti operativi, teorici e didattici, non ha fatto eccezione a questa regola. Da un lato perché il provincialismo culturale italiano non è mai stato sostanzialmente interessato alle informazioni riguardanti un paese così lontano come la Cina; dall ’ altro perché la problematica urbanistica si presta anche meglio di altre ad essere letta in chiave ideologica. Così le già scarse notizie sull ’ urbanistica della Repubblica Popolare Cinese hanno sofferto nel decennio 1966-1976 (che è quello della Rivoluzione Culturale) di una lettura fortemente parti- giana, ancor più di quanto successe per l ’ urbanistica sovietica nei primi dieci anni del dopoguerra. Per di più queste informazioni erano di fatto unicamente indirizzate agli italiani militanti e simpatizzanti della sinistra extraparlamentare, i soli tra l ’ altro che allora avessero libero accesso in Cina: e non già alla sinistra nel suo insieme e tanto meno alla comunità scientifica o all ’ opinione pubblica in gene rale. Sola eccezione per quanto riguarda l ’ urbanistica e l ’ archi tettura, è il lavoro isolato di due studiosi milanesi, Corrado Garinelli e Maria Cristina Gibelli, che hanno continuato a scrivere sulla Cina sforzandosi di utilizzare il materiale raccol to con una obiettività certamente superiore a quella delle fonti consultate; lasciandosi prendere la mano il meno possibile dalla simpatia preconcetta per le interpretazioni favorevoli al Grande Balzo del 1958 e alla Rivoluzione Culturale del 1966. Stando così le cose, soltanto la giustificazione di una infor mazione incompleta e spesso non oggettiva sull ’ urbanistica ci nese e l ’ intenzione di offrire un piccolo contributo per miglio rarla, mi spinge a trascrivere gli appunti di un viaggio com piuto recentemente nella Repubblica Popolare Cinese, durante il quale ho incontrato esponenti della gestione urbanistica del le città e del mondo universitario, ricevendone ogni informa zione richiesta e discutendo a lungo con essi. Lo scopo di que sto scritto non è certamente quello di offrire al lettore italiano un quadro più o meno completo della materia, ma piuttosto quello di fornire un pretesto per discutere sull ’ argomento, nel la consapevolezza che la «vicinanza» di un Paese si misura sulla diffusione delle conoscenze che lo riguardano e non sulle ideologie che alcuni ritengono possa esportare. Forse la prima impressione che ho ricavato da questo viag gio, è che l ’ urgenza di confrontarsi con gli squilibri classici del mondo moderno sembra in Cina anche più forte che altrove: città e campagna, industria e agricoltura, investimenti e mano d ’ opera, sono tutte contraddizioni affrontate finora dalle na zioni industrializzate con un ’ ottica che favorisce tassativamen te la prima delle due alternative, producendo ricchezza e pro gresso, ma pagando il prezzo di grosse ingiustizie sociali, di colossali sprechi economici e di drammatiche prospettive eco logiche. Si ha invece l ’ impressione che la Cina moderna sia l ’ unico grande paese che non ha fatto ancora questa drastica scelta di
2. Gli squilibri territo riali
152
Made with FlippingBook - Online Brochure Maker