Problemi della transizione 1981

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

impulso durante i quattordici anni del dominio giapponese. Lo sviluppo delle zone interne alternative alle tradizionali aree costiere, ha comunque rappresentato fin dall ’ inizio la li nea naturale della decolonizzazione economica, tesa a strap pare la direzione dello sviluppo ai porti che per un secolo era no stati le teste di ponte del predominio capitalistico europeo e americano sulla Cina. E in questa ottica Shanghai, di gran lunga la città più industrializzata, ha costituito il maggior cen tro d ’ irradiamento dello sviluppo nel paese fornendo, pare, un milione di quadri tecnici e di operai specializzati alle campa gne e alle città di tutta la Cina: la città attraverso la quale per oltre un secolo la Cina era stata spogliata, ha così fornito una preziosa riparazione al suo Paese. Dal punto di vista amministrativo, tre delle maggiori città cinesi, Beijing (Pechino), Shanghai e Tianjin (Tientsin) hanno una struttura autonoma, direttamente dipendente dall ’ autorità centrale dello Stato, mentre le altre sono generalmente capo- luoghi di una delle 21 grandi province o delle 5 regioni auto nome. Le province hanno in effetti una superficie fino a due volte l ’ Italia e le più piccole coprono un ’ area pari a quella dell ’ intera Valle Padana. Ancora più grandi sono alcune delle regioni autonome poste alle frontiere del Paese, mentre le 3 municipalità speciali hanno una dimensione paragonabile a quella delle più piccole regioni italiane, ma una popolazione assai superiore (Beijing 8 milioni di abitanti, Shanghai 11 mi lioni e Tianjin 7 milioni). La densità media territorialmente della popolazione nella Cina centro-orientale (che è quella realmente abitata, mentre le zone occidentali ospitano appena qualche milione di perso ne) è grosso modo pari a quella italiana, ma la densità demo grafica delle città cinesi è talvolta assai superiore a quella delle nostre: i distretti cittadini di Beijing superano i 10.000 abitan ti al chilometro quadrato come il comune di Milano, ma la città di Shanghai ha una densità quattro volte maggiore, che arriva nelle zone più dense fino a 100.000 persone al chilome tro quadrato. Simili e spesso superiori alle città europee per la concen trazione abitativa, le città cinesi differiscono profondamente dalle nostre per la struttura urbanistica. Ad eccezione di Shan ghai e di Guangzhou (Canton), che conservano l ’ impronta de- le città coloniali, le antiche città cinesi hanno, come è noto, generalmente una struttura reticolare, che fa pensare piuttosto a molte città del nord e del sud America, o ai più antichi siste mi urbani mediterranei, ippodamico e Castrense. L ’ esempio classico è quello di Beijing, ricostruita più volte nei secoli sem pre secondo un sistema di strade ortogonali rigidamente orientate in senso nord-sud ed est-ovest, che neppure oltre i li miti della città storica alterano il proprio andamento, spesso mantenuto nella campagna al di là dell ’ estrema periferia. La stessa Suzhou, chiamata la Venezia cinese per i numerosi ca nali che la solcano, conserva la prevalente struttura reticolare, rispettata dagli stessi canali che si alternano alle strade.

4. Struttura e forma delle città

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