Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
Poi, realizzata la riforma fondiaria sui suoli agricoli e ur bani, sotto l ’ impulso dei piani quinquennali la pianificazione urbanistica moderna si diffuse in Cina in modo massiccio, con migliaia di piani cittadini che certamente risentono dei modelli razionalisti europei. È in questo periodo che comincia a defi nirsi la politica di riequilibrio fra città e campagna caratteri stica, nelle alterne vicende politiche, dell ’ urbanistica moderna cinese: la linea delle città satelliti di cui ho parlato, di un dif fuso antiurbanesimo, della costruzione di città nuove stimola ta soltanto nelle aree arretrate di cui si voleva incentivare lo sviluppo. A quel che mi è sembrato di capire, la spinta alla pianificazione urbanistica è invece fortemente caduta con la Rivoluzione Culturale del 1966, che si proponeva di risolvere la contraddizione città-campagna in termini assai più perento ri di quelli consentiti dalla programmazione territoriale. Voglio anzi fare un inciso a questo proposito, perché ri guarda uno degli aspetti che mi ha più profondamente colpito nel corso del viaggio in Cina. Gli intellettuali ed i politici eu ropei hanno troppo spesso giudicato la Rivoluzione Culturale Cinese alla luce delle proprie prospettive e aspirazioni, nonché sulla base del comportamento di quelle minoranze di sinistra che nei nostri paesi si richiamavano alla Rivoluzione Culturale: e questa, non solo era mille volte più importante di quelle, ma anche produceva effetti che il mondo occidentale ignorava o trascurava di valutare. Quali ne fossero le motivazioni iniziali è difficile, visitando oggi la Repubblica Popolare Cinese, non scorgerne le traumatiche e drammatiche conseguenze, che solo lentamente si stanno oggi attenuando: fra queste la caduta di interesse per la pianificazione urbanistica non è certamente la più significativa, ma per diversi anni ha fatto trascurare la di rezione pubblica dello sviluppo urbano, aggravando i proble mi già enormi delle città cinesi. Del resto, visitando il politecnico di Beijing o quello di Shanghai, ho avuto un ’ altra conferma di questa impressione. Intanto perché la Rivoluzione Culturale ha indubbiamente ral lentato la crescita dimensionale delle Università cinesi: un mi lione di studenti universitari per un miliardo di abitanti rap presenta certamente oggi una cifra insufficiente per la Cina, anche se non mi sono sentito di confrontarli con il milione di universitari italiani per una popolazione di 57 milioni di abi tanti. E poi perché nessun paese moderno può permettersi im punemente il lusso di chiudere per anni le proprie università, arrestando il flusso di energie tecniche ed umanistiche indi spensabile alla vita collettiva. Mi è perfino sembrato che si notasse nel corpo docente delle università visitate una carenza generazionale, corrispondente alle leve di insegnanti non ma turati durante il periodo della Rivoluzione Culturale: mentre i docenti esiliati allora nelle campagne sono stati oggi recupera ti all ’ insegnamento, secondo quanto alcuni di essi mi hanno personalmente testimoniato. Perfino fra gli attori del teatro ci nese si ha l ’ impressione che esista oggi una generazione man cante, fra le giovani reclute e i veterani.
5. Un inciso sulla Rivoluzione Culturale
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