Problemi della transizione 1981

L ’ urbanistica in Cina

Alle testimonianze fisiche della tradizione culturale cinese non è stata risparmiata la dura vicenda vissuta dagli uomini: libri, dipinti, architetture sono stati sacrificati alla controver sia ideologia-politica. Visitando lo splendido tempio buddista Lingyin di Hangzhou, costruito sedici secoli orsono e restau rato ammirevolmente dopo la Liberazione, mi hanno raccon tato dell ’ aspra battaglia svoltasi fra opposte fazioni che si scontravano per la sua distruzione o la sua difesa. Superati, sia pur lentamente, gli effetti della Rivoluzione Culturale, è oggi ripreso anche l ’ impegno urbanistico: nuovi piani sono allo studio e Beijing, Shanghai, Canton e in tutte le principali città cinesi, ma almeno in quelle che ho visitato non sono stati ancora conclusi. Dai colloqui avuti con i tecnici de gli uffici municipali e con i docenti delle maggiori università i problemi considerati fondamentali sembrano essere quelli del le strutture abitative, dei sistemi di traffico e del rapporto fra le nuove e le antiche architetture: ferma restando una diffusa ostilità alla eccessiva crescita urbana e la tendenza ad organiz zare le metropoli per centri satelliti, politica questa che però gli urbanisti tendono — forse con un po ’ di remissività — ad affidare esclusivamente alla programmazione nazionale dello sviluppo economico. Il problema della casa è certamente una questione centrale anche in Cina, eppure — malgrado gli standards abitativi rag giunti non siano paragonabili con quelli occidentali — non sembra essere angoscioso come in altre parti del mondo. Le realizzazioni degli ultimi trenta anni sono state certamente co lossali, anche se non sono riuscito ad avere i dati complessivi, sia nei colloqui avuti, sia nelle numerose pubblicazioni consul tate: sono però evidenti nelle città le abitazioni costruite dopo la Liberazione, sia con le tipologie edilizie tradizionali, che con le costruzioni a molti piani in cemento armato sempre più frequenti negli ultimi anni. Nelle campagne poi, i villaggi con tadini hanno visto rinnovarsi e moltiplicarsi il patrimonio edi lizio, con l ’ uso sistematico delle tecnologie e dei materiali tra dizionali, il mattone, il legno e le tegole di cotto bruno. Ciò non ostante i tecnici cinesi parlano di standards abita tivi assai bassi ancor oggi esistenti nelle città — 4 o 5 metri quadrati di superficie edificata a persona — e non molto più alti nelle campagne: cifre che, a confronto con quelle delle cit tà europee — almeno quattro volte maggiori — , sembrano modeste. E un fatto però che questi standards medi rappre sentano già un enorme progresso rispetto a trenta anni fa e che, almeno nelle città, il costume cinese non ha mai lasciato uno spazio notevole all ’ uso dell ’ alloggio durante la giornata, mentre la sistemazione per la notte era generalmente amovibi le: in campagna, del resto, il kang — il gradino di mattoni co struito sopra la stufa che occupa una parte della stanza comu ne — rappresenta ancor oggi il giaciglio di tutta la famiglia. Lo sviluppo periferico delle città non sempre risulta frutto evidente di pianificazione, anche se sono frequenti i quartieri che nascono sullo schema razionalista della unità relativamen te autosufficiente, come del resto è sistematicamente avvenuto prima che in Cina nei paesi europei che si richiamano al socia

6. Gestione urbana: la casa e il traffico

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