Problemi della transizione 1981
L ’ urbanistica in Cina
me in Italia: eppure numerose stazioni ferroviarie si trovano ancora nel cuore delle città e sono quindi utilizzabili per i col legamenti con i centri satelliti periferici; c ’ è da augurarsi che queste stazioni non siano allontanate dal centro urbano, come stoltamente è stato fatto talvolta in Italia. La più triste delle analogie con gli errati comportamenti delle città italiane ed europee, riguarda però l ’ abbattimento delle cinte murarie urbane e in modo particolare delle stupen de mura di Beijing, delle quali ormai restano soltanto le sensa zionali testimonianze fotografiche. Diecine di chilometri di mura che cingevano i due quadrilateri adiacenti della «città tartara» e della «città cinese», sono stati eliminati per far po sto alle strade: la lunga fuga degli alti bastioni merlati e rive stiti di mattoni, con un andamento a greca regolare, fronteg giarne il largo fossato difensivo oggi rimasto come canale, co stituiva una prospettiva spettacolosa, la cui soppressione non consente scusanti. Varrebbe la pena di riflettere sul perché culture, ideologie, epoche tanto diverse, siano riuscite a pro durre analoghi risultati distruttivi in Europa, come in Cina. La questione delle forme urbane del passato e in particola re delle architetture storiche è in ogni caso tornata d ’ attualità in termini problematici, dopo essere stata ben più traumatica mente all ’ ordine del giorno durante il periodo della Rivoluzio ne Culturale. Come in Europa e in Italia, esiste dunque oggi in Cina il problema della conservazione delle antiche architet ture e quello della coesistenza fra le antiche e le nuove, che s ’ intreccia con l ’ esigenza di trovare una identità nazionale per l ’ architettura moderna. Bisogna però ricordare al lettore italiano che il punto di partenza di questa problematica comune, è in Cina radical mente diverso che in Europa. Al contrario di quanto è succes so da noi, nell ’ architettura cinese si è sempre mantenuta nel corso dei secoli una fortissima continuità formale e struttura le. Il visitatore europeo abituato a «datare», sia pur grossola namente, l ’ epoca delle architetture dei nostri paesi, rimane let teralmente interdetto per l ’ impossibilità di fare altrettanto in Cina: anche ad un architetto europeo capita di sbagliare di 500 o 1000 anni nel tentativo di stabilire l ’ epoca di costruzio ne di un edificio cinese. E soltanto pochi studiosi specializzati sono in grado di non cadere in questi errori clamorosi. Le diversità esistono certamente anche fra le architetture delle «dinastie imperiali», alle quali si fa abitualmente ricorso per datare i diversi periodi culturali cinesi: ma sono diversità assai più sottili delle nostre, perché costanti sono rimasti nel tempo i materiali impiegati — il legno, il mattone e la cerami ca — e le relative tecniche costruttive. Ciò ha condotto ad una continuità sostanziale dei moduli pianimetrici, che ripetono spesso nelle architetture l ’ ortogonalità sistematica degli schemi urbanistici, e della composizione prospettica, legata general mente a montanti lignei, grigliati o tamponati in muratura.
7. L ’ architettura cinese nei secoli
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