Problemi della transizione 1981
L ’ editoria scientifica
b) i libri di psicanalisi: qui c ’ è un pubblico, più spesso alla ricerca della soluzione di pro blemi esistenziali, piuttosto che culturali; poi c ’ è una tradizione, che risale a Freud stesso, per cui il libro (o gli articoli) sono (quasi) l ’ oggetto in cui si estrinseca la ricerca: in altri termini pochi chimici, pochi fisici scrivono, molti analisti lo fanno; c) i libri non scientifici ma che potrebbero o dovrebbero essere tali: libri di medicina divul gativa, libri per raccoglitori di funghi, per utenti di erbe, libri sulla natura, ecc.: siamo ai confini della scienza: se troppo spesso que sti libri stanno al di là (non dico al di sotto) dei confini della scienza, la ragione risiede probabilmente nella limitata preparazione scientifica del pubblico (o nel fatto che chi scrive e pubblica questi libri suppone che la preparazione scientifica del pubblico sia limi tata). Il cenno alla (im)preparazione scientifica del pubblico introduce il discorso sulla edito ria scolastica. Dal punto di vista quantitativo, circa un terzo (36% nel 1979, per un totale di 37 mi lioni di copie, secondo i dati ISTAT) dei libri pubblicati in Italia sono destinati alle scuole per un giro di affari complessivo di circa 200 miliardi nel 1979: questo mercato è in via di riduzione abbastanza rapida in conseguenza del calo delle nascite iniziato nel 1964. Sarebbe troppo lungo esaminare le tenden ze di politica di diritto allo studio delle varie regioni: mi sembra utile sottolineare come, da un punto di vista generale, il costo dei nuovi libri vada messo in relazione con gli altri costi sociali dell ’ istituzione scolastica (personale, edilizia, mense, trasporti): i libri nel loro complesso assorbono meno del 4% di quanto la società spende globalmente per l ’ istruzione. D ’ altra parte mi è difficile fare un discorso di merito sui libri educativi, poiché ne sono personalmente coinvolto: suonerebbe avvoca tesco. È opinione comune che l ’ editoria scolastica muovendosi in un mercato «protetto» e «sen za rischi» sia sonnacchiosa; che i libri scola stici siano o cattivi o pessimi, o inutili o dan nosi (cfr. ad es., per citare anziché la sconfi nata letteratura sui — o contro — i libri di te sto, un contributo generale sull ’ editoria, Cia- faloni, Il lavoro editoriale in Italia, «Quader ni piacentini», n. 41, p. 182). D ’ altra parte l ’ ingresso in forze in questo settore di editori come Mondadori, la diffi coltà con cui si affermano opere nuove, la
tifico, le ragioni economiche e politico militari per cui certe ricerche si fanno soltanto negli Stati Uniti, il ruolo di emigranti di lusso (ma pur sempre emigranti e quindi utilizzabili come forza lavoro flessibile) che hanno molti ricercatori italiani, specialmente giovani, ne gli Stati Uniti, quanto sottolineare che da un lato indubbiamente vi è una relazione fra il fenomeno della traduzione e la divisione in ternazionale del lavoro scientifico, e, dall ’ al tro, che esistono meccanismi e ragioni specifi che per cui si traduce e si traducono un certo genere di libri e non altri. Innanzitutto, quasi sempre, l ’ ampiezza del mercato americano, e di quello degli altri pae si anglosassoni consente budget di spesa (spe se per materiale iconografico e anticipi agli autori) impensabili nel mercato italiano. Questo può consentire agli autori di dedi care molto tempo al lavoro di selezione e ag giornamento del materiale. In Italia, anche in campo scientifico, si tra duce come in Spagna, e più che in Francia ed in Germania: non c ’ è dubbio che organismi scientifici più deboli offrono minori resisten ze: ma non riesco a vedere come un male in sé questa apertura verso pubblicazioni scientifi che che, nella maggior parte dei casi, hanno un livello più elevato di quanto si potrebbe fare qui. Del resto il problema dell ’ accesso, diretto o attraverso traduzioni, alla letteratura scienti fica inglese è assai sentito a molti livelli: basti pensare alle diecimila copie vendute in pochi mesi del poderoso Dizionario scientifico-te cnico inglese-italiano italiano-inglese, Zani- chelli-McGraw-Hill. La tendenza a tradurre molto appare, d ’ al tra parte, come un dato generale della cultura italiana: infatti se consultiamo i dati ISTAT 1979, notiamo che, il 26,8% dei libri scienti fici è tradotto, contro un dato generale, per tutta l ’ editoria del 30,8%. Ma queste percentuali sono in certo senso falsate, oltreché dalla presenza dei testi scola stici, dal basso numero di traduzioni nel cam po della tecnologia: in realtà il 45,7% delle opere mediche ed il 44,6% delle opere di scienze fisiche e naturali sono tradotte. Ancora alcune considerazioni su tre settori particolari dell ’ editoria scientifica: a) i libri di informatica, che stanno conoscen do un vero e proprio boom, connesso con l ’ esigenza di autoformazione professionale as sai rilevante in un settore economico i cui ad detti stanno rapidamente crescendo;
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