Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
flessione del mercato mettono in discussione equilibri economici anche consolidati. Se si vuole però analizzare più a fondo il problema, si deve mettere in relazione l ’ edito ria scolastica con la situazione sociale del pae se e con il momento che attraversa l ’ istituzio ne scolastica nei suoi rapporti con le strutture sociali. Ragioniamo schematizzando e semplifican do al massimo. La scuola, sia pure con inerzia, funziona in maniera diversa in una società in sviluppo (di occasioni di lavoro qualificato) ed in una so cietà statica (rispetto all ’ offerta di posti di la voro qualificato). Le classi sociali che detengono e di fatto si trasmettono i posti migliori, quando c ’ è svi luppo, devono cooptare membri di altre clas si: la scuola rende possibile, fornendo una adeguata preparazione, questa cooptazione. Se la società è statica, non c ’ è problema di cooptazione, quanto, se mai, di «cancellazio ne» di alcuni aspiranti. Nel primo caso la scuola è prevalentemente formativa, i suoi libri di testo cercano di mas simizzare la formazione dei discenti; nel se condo caso la scuola privilegia la selezione; i suoi libri di testo sono più strumenti di con trollo selettivo del profitto che strumenti di formazione. Io so bene quanto di schematico vi sia in questo modello, quanto sia difficile e talvolta fuorviante cercare delle relazioni fra sistema scolastico e struttura sociale (cfr. ad es. Bow- les e Gintis, Schooling in Capitatisi America - Educational reform and thè contradiction of Economie Life, Basic Books, New York, 1976, trad. it. col titolo L'istruzione nel capi talismo maturo , Zanichelli, Bologna, 1979); d ’ altra parte sono convinto che non si posso no trovare soltanto all ’ interno della scuola le motivazioni della svolta restauratrice che si è avuta negli ultimi anni, ma se ne debbano cercare le cause nelle modifiche involutive della società. Ed ho anche il sospetto che que sta realtà l ’ abbia colta meglio, nella sua poli tica scolastica, la DC rispetto ai partiti di sini stra. La DC ha vinto una importante battaglia nella scuola gestendo in maniera per lei otti male la partecipazione dei genitori, garantita dai decreti delegati. I genitori assai spesso si sono comportati come strumento di controllo, boicottaggio, talvolta repressione e sabotaggio di prassi scolastiche innovative.
Sul piano della scelta dei libri, la presenza dei genitori, piuttosto che indurre a scegliere i libri per qualcosa di valido, induce a privile giare i libri che non hanno nulla che non va bene: questo costituisce un ’ obiettiva spinta all ’ appiattimento. È significativo che la bella antologia di Francesco De Bartolomeis e altri (ed. Loe- scher), vanto della scuola media italiana negli anni settanta, venga proprio in questi anni — e non soltanto per età — sostituita con stru menti meno validi. Naturalmente il quadro non è univoco, an che perché l ’ istituzione scolastica è assai sfi lacciata — ne è esempio la ridotta applicazio ne pratica dei nuovi programmi della scuola media — . Tornati molte volte in minoranza nell ’ interno della scuola, i docenti di sinistra stanno riscoprendo l ’ importanza di legittima re i propri comportamenti non in maggioran ze assembleai ma nella serietà dell ’ impegno didattico. Questo impegno può anche appoggiarsi su quegli strumenti, ad un tempo seri e innovati vi, che la migliore editoria scolastica ha sapu to produrre, negli ultimi quindici anni, in mi sura certamente superiore ad altri paesi: lo svecchiamento di certe materie, come la storia e la matematica, l ’ apertura a esperienze stra niere avanzate, soprattuto nel campo delle scienze naturali e dell ’ insegnamento delle lin gue straniere, l ’ utilizzazione di vecchie scatole (come la geografia) per calarvi insegnamenti a torto non impartiti nella scuola italiana (eco nomia politica e sociologia), l ’ ampiezza dell ’ arco delle collaborazioni richieste ed uti lizzate, che va da uomini di scuola militante a pedagogisti, da giornalisti a docenti universi tari, sono alcuni dei meriti dell ’ editoria scola stica. Altro suo merito è quello di aver garantito una notevole pluralità di voci, continuando in una tradizione secolare che risale addirittura, in certo senso, all ’ Imperial Regio governo del Lombardo Veneto (sui rapporti fra intellet tuali democratici ed amministrazione scolasti ca incaricata della preparazione dei libri di scuola: cfr. Berengo, Intellettuali e librai nella Milano della Restaurazione, Einaudi, Torino, 1980, pp. 346 e sgg.). Ma fare libri di scuola migliori, più avanza ti, più moderni è oggi più difficile di ieri non soltanto perché nella scuola (ma soltanto nel la scuola?) si respira aria degli anni cinquan ta. Vi sono anche tendenze economiche ogget
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