Problemi della transizione 1981

Habermas

ti) di lavoro e interazione, Habermas «co struisce» un modello di crisi che, potremmo dire, percorre tre sottosistemi interconnessi di un sistema-tipo: il sottosistema economico, quello politico-amministrativo e quello socio culturale. E in quest ’ ultimo sottosistema agi sce appunto la crisi di razionalità, che si tra durrà in crisi motivazionale e, finalmente, in crisi di identità, alla quale Habermas tenterà col suo saggio Kònnen komplexe Gesellschaf- ten eine vernunftige Identitàt ausbilden? di dare una risposta o quantomeno una bozza di risposta. Lavoro e interazione Questo breve, ma fondamentale saggio di Habermas prende le mosse da due corsi che Hegel nei primi anni dell ’ ottocento tenne a Jena sulla Filosofia della Natura e sulla Filo sofia dello Spirito. Contrariamente però alle opinioni dominanti, tali elaborazioni di Hegel non saranno assorbite pari pari dalla sua Fe nomenologia in quanto, sostiene Habermas, vi «si enuncia una concezione del processo di formazione dello spirito cui (Hegel) successi vamente rinunciò». Infatti, sempre secondo Habermas, in que sto stadio jenese Hegel elabora quelli che sa ranno i tre termini costituenti, ciascuno in modo (ancora) distinto, la mediazione tra soggetto e oggetto. Si tratta (triadicamente, inutile dirlo) delle categorie: linguaggio, stru mento e famiglia (Sprache, Werkzeug und Fa- milie), che qui si configurano come rappre sentazione simbolica, processo lavorativo e rapporto etico. Senonché, per questo primo Hegel non sarebbe lo spirito-soggetto a mani festarsi in questi tre momenti, bensì è il rap porto dialettico tra simbolizzazione linguisti ca, lavoro e interazione a determinare il con cetto dello spirito. Lo spirito «reale» sarebbe insomma preceduto da un passaggio al quale potrebbe corrispondere la definizione di «spi rito astratto», in quanto in questo capitolo Hegel fornirebbe «le definizioni astratte nel senso di un ’ unità tra intelligenza e volontà, realizzata nel rapporto tra rappresentazione simbolica, lavoro e interazione» 4 . In altri ter

mini, lo spirito non è il fondamento, la base della soggettività del sè nell ’ autocoscienza ma il «medium» attraverso il quale un io comuni ca con l ’ altro io e nel quale, in quanto media zione assoluta, entrambi si costituiscono reci procamente come soggetti, e difatti non po trebbero esistere come soggetti se prima non entrassero in reciproca relazione. Dunque, per Hegel non è la riflessione di un io kantianamente isolato l ’ elemento decisi vo nel processo di formazione della coscienza (o autoidentificatorio), bensì la base sulla quale si realizza l ’ identità universale e partico lare. Più precisamente, Hegel parla di «Mit- te» o termine medio, e tale termine medio è costituito nel periodo jenese dal «bene fami liare». Di li a poco Hegel svilupperà in modo analogo altre due categorie come altrettante basi di tale processo formativo, il linguaggio e il lavoro, e la triade è completa. Inizialmente però questi tre elementi fonda mentali sono eterogenei in quanto linguaggio e lavoro non sono riconducibili all ’ esperienza dell ’ zwterazzo«e, ossia del reciproco riconosci mento (che Hegel svilupperà in quel famoso capitolo della Fenomenologia sulla lotta per il riconoscimento). Vediamo allora subito il perché di tutto ciò, poiché sarà proprio la de finizione di questo rapporto, di queste corre lazioni alla base della sua lenta ma incisiva critica che Habermas muoverà allo stesso Marx e, per quel che qui ci riguarda, alle sue successive elaborazioni sul problema dell ’ identità. Il linguaggio: In questa prima fase jenese si riferisce unicamente all ’ uso di simboli da par te del singolo individuo nel momento in cui si confronta con la natura e si vede costretto a denominare le cose. Secondo la lezione herde- riana, Hegel parla di «produzione notturna della fantasia immaginativa»: lo spirito so gnante risvegliandosi traduce il regno delle forme in quello dei nomi. «Denominazione e memoria sono aspetti complementari, e l ’ idea di questa esistenza (della memoria) è il lin guaggio» 5 . A questo punto il linguaggio compie a sua volta una duplice mediazione: da un Iato la «Aufhebung» (toglimento o superamento- conservazione) della cosa in un simbolo,

4 Ibidem, p. 11. 5 Ibidem, p. 211.

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