Problemi della transizione 1981
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
dall ’ altra un allontanarsi della coscienza dall ’ oggetto, e mediante tali simboli autoge nerati l ’ io finisce per stare e presso le cose e presso di sè «per cui il linguaggio è la prima categoria in cui lo spirito non è più pensato come interiore, ma come medium che non è né interno né esterno» 6 . Si potrebbe insomma dire con Habermas che il linguaggio sta al simbolo come lo stru mento sta al desiderio-godimento. Così come i simboli permettono il riconoscimento del sè, gli strumenti fissano e conservano le regole secondo le quali si possono dominare i pro cessi naturali, ed entrambi (simbolo e stru mento) innalzano la soggettività a momento universale. Tra parentesi, va detto che sarà soprattutto tale concezione «strumentale» del linguaggio e del lavoro che, assieme al concet to di interazione, rivestirà nei lavori successivi di Habermas un ruolo centrale per la com prensione del suo «neomarxismo» (un critico, Hans-Jurgen Krahl, definisce tale concezione strumentale e addirittura «un ’ acquisizione tratta dall ’ antropologia reazionaria di Gehlen e consorti» 7 ). A questo punto però, Habermas (alias He gel) afferma che, pur essendo entrambi uni versali, simbolo e strumento seguono un di verso movimento. Difatti, mentre la coscienza astuta controlla con i suoi strumenti i processi della natura, i simboli, prodotti dalla coscien za che denomina, arrivano a loro volta a do minare e pervadere la coscienza stessa. Que sto spiega perché, sempre stando a Haber mas, il linguaggio dominando la coscienza agisce sul comportamento comunicativo, da cui dipendono sia l ’ interazione sia il lavoro che, in quanto sociale, dipende a sua volta dalle condizioni che consentono la comunica zione (altra costante habermasiana) a seconda della forma di cooperazione preesistente. Questo legame dialettico linguaggio-lavoro- interazione sarebbe stato fatalmente trascura to, prosegue Habermas, da tutti gli hegeliani/ hegelisti storici e non, che di volta in volta hanno interpretato l ’ unità del processo forma tivo vuoi attraverso il modello della lotta per il riconoscimento, ossia àe\V interazione (Theodor Litt), vuoi attraverso la dialettica della rappresentazione, cioè privilegiando il
linguaggio (Cassirer), vuoi infine «attraverso il filo conduttore della dialettica del lavoro che garantisce anche l ’ unità materialistica fra soggetto e oggetto nel processo di formazione della specie nella storia universale» (Marx, Lukacs ecc.). In parole povere: il rapporto complementa re che si instaura tra linguaggio e lavoro (ca sualità della natura) non ha nulla a che vedere col rapporto linguaggio-interazione (casualità del destino). Oggi diremmo anche che il lin guaggio agisce sul lavoro, che a sua volta opera un feedback sul linguaggio, ma non sull ’ alterazione, sfera quest ’ ultima riservata alla «Kausalitàt der Natur», per cui i due rap porti, linguaggio-lavoro e linguaggio-intera zione, finiscono così per ridursi ai due centri mediatori («Mitten») lavoro e interazione, e «da quel rapporto lavoro-interazione dipende essenzialmente il processo formativo dello spirito e anche della specie» 8 . Tale dialettica lavoro-interazione è quanto rimane del «mar xismo» di Habermas (soppressione del con cetto base-sovrastruttura), e questo spiega an che, tornando al nostro tema, la centralità del concetto di autoidentità nel discorso haber masiano nei termini di un siffatto neo- materialismo-storico. E chiaro a questo punto che, stravolti gli inveterati concetti marxiani di lavoro, base- sovrastruttura, capitalismo (tardo o maturo che sia) ecc., ne escano altrettanto stravolti i concetti di «crisi» e di «identità» (come ab biamo già visto) e, ovviamente, quello di «cri si di identità». Dato che poi la crisi d ’ identità è ovviamente legata al problema della legitti mazione è altrettanto ovvio che sia stata trat tata più specificatamente nell ’ ambito del sag gio del ’ 73 intitolato Legitimationsprobleme im Spàtkapitalismus ove, come si diceva, Ha bermas triadicamente assume (e sussume) tre sottosistemi: quello economico, quello po litico-amministrativo e, infine, quello socio culturale. Qui la «crisi» si colloca intanto co me crisi-disfunzione dei flussi di input-output T ardo-capitalismo e crisi d ’ identità
6 Ibidem, p. 25. 7 Costituzione e lotta di classe, Mi lano, 1973, p. 396. 8 J. H abermas , Zur Rekonstruktion des Histor. Materialismus , Frankfurt/M., 1976, cap. III/6.
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