Problemi della transizione 1981
Habermas
fra i tre sottosistemi oltre che all ’ interno degli stessi, e a questi tre tipi di sottosistemi corri spondono nel tardo-capitalismo tre tipi di cri si. Vediamo intanto che cosa debba intendersi per «tardo-capitalismo» e, soprattutto, per «crisi». Tardo-capitalismo: Concetto e termine so no ricavati, con tutte le determinazioni e in determinazioni del caso (per ammissione dello stesso Habermas), dalle ricerche condotte da Claus Offe. A sua volta, Offe tratta questo concetto con maggior attenzione nel saggio Spàtkapitalismus - Versuch einer Begriffsbe- stimmung 9 (incidentalmente, il termine «Spàt kapitalismus» non è altro che una trasposizio ne di «Spàt-Romantik» cioè tardo-roman- ticismo). Qui, dopo aver passato in rassegna tutte le categorie utilizzate dal marxismo at tuale e non e dopo averne denunciato la «ca renza categoriale», Offe affaccia l ’ ipotesi (tut ta provvisoria) secondo cui si può parlare di tardo-capitalismo a partire dal momento in cui i nostri mezzi categoriali non consentono più di individuare una dimensione «in cui si possono trovare e applicare nuovi meccanismi dell ’ autoperpetuazione del sistema capitalisti- co. Ciò che rimane è la variazione e il raffina mento della triade finora in modo, perlomeno a livello d ’ impostazione, in tutti i sistemi capi talistici avanzati di meccanismi d ’ autoadatta- mento da un lato e d ’ altroJato, segnatamente nel caso d ’ una loro insufficienza, il crollo pro vocato in modo storicamente improdutti- vo-rivoluzionario della struttura di fondo ca pitalistica» 10 . È forse per tale (ammessa) provvisorietà categoriale di Offe che Haber mas preferirà successivamente introdurre il termine meno impegnativo di «società com plesse» (forse perché vi si possono sussumere anche società postcapitalistiche?). Resta il fat to che per Offe e, per quel che ci riguarda, anche per Habermas il «tardo-capitalismo» decorre dal momento in cui i tradizionali «meccanismi d ’ autoperpetuazione del sistema capitalistico» (Offe) entrano in crisi, ossia, detto più compiutamente, dal momento in cui sono caratterizzati «da uno svolgimento “ con traddittorio ” o critico». Ma che cosa significa «crisi»? Risponde Habermas. Crisi. Anzitutto, premette Habermas, il si
gnificato immediato, prescientifico e quindi prepolitico che familiarmente diamo alla no zione di crisi è soprattutto quello medico. Un pre-concetto, insomma, che rimanda ad una forza oggettiva che minaccia la nostra esisten za nel senso più immediato della parola. Più interessante sarà invece il senso filosofico- ontologico di crisi, determinabile se passiamo dal concetto medico a quello tragico-classico. E da Aristotele a questa parte il termine crisi viene associato ad una svolta in un processo fatale che «nonostante tutta la sua oggettività non irrompe semplicemente dall ’ esterno né ri mane esteriore all ’ identità delle persone in es so coinvolte» 11 . La contraddizione che si esprime nell ’ esasperazione catastrofica di un conflitto delineato nell ’ azione, è insita nella struttura del sistema dell ’ azione e nei sistemi delle personalità dei protagonisti stessi. La crisi, che qui consiste nel conflitto mortale (ontologicamente e non) di due sistemi nor mativi opposti, non può essere risolta che con la formazione di una nuova identità che, he gelianamente, concilii gli opposti, cioè le op poste norme nonché i relativi opposti sistemi. Da un punto di vista storico-materialistico (in Habermas un punto fermo) ogni crisi sogget tiva rimane pur sempre un prodotto della realtà in crisi. Spetta allora a Marx il primato di avere sviluppato un concetto di crisi in sen so socio-scientifico, ed è su tale sfondo mar xiano che oggi tutti parliamo di crisi sociali o economiche. Ora però si tratterebbe di supe rare l ’ elaborazione «dogmatica» («dogmenge- schichtliche Erlàuterungen») marxiana per sviluppare una teoria di crisi «scientificamen te attuale» o, come Habermas testualmente si esprime: «non vorrei aggiungere una ennesi ma trattazione a quelle storico-dogmatiche della teoria marxiana della crisi, introducen do piuttosto sistemicamente un concetto di crisi scientificamente utile» 12 . Anzitutto, dice Habermas, le crisi si produ cono quando la struttura di un sistema sociale consente minori possibilità per la soluzione dei problemi di quanto ne occorrerebbero per assicurare la conservazione del sistema, e in questo senso «le crisi sono perturbazioni per manenti dell ’ integrazione sistemica» 13 . Sarà allora compito di una teoria della crisi indivi
9 In: Strukturprobleme des kapital. Staates, Frankfurt/M., 1972, cap. 1. 10 Ibidem, p. 24. 11 J. H abermas , Legitimationspro bleme im Spàtkapitalismus , Frankfurt/M., 1973, p. 10.
12 Ibidem, p. 11. 13 Ibidem, p. 11.
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