Problemi della transizione 1982

PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE

Combattere in difesa offre, d ’ altra parte, un arsenale assai più vasto che non il gioco d ’ at tacco. L ’ arma principale diviene spesso il tem po. Ritardare e dilazionare l ’ evento negativo, sfruttando la legislazione e i movimenti di opinione, è abbastanza facile e spesso molto redditizio se ciò fa esaurire la carica aggressi va dell ’ avversario. Quando l ’ attenzione si sposta a livello so- vrannazionale però, il panorama appare sotto una luce ben più preoccupante. La pesantezza con cui una economia nazionale paralizzata dai conflitti di gruppo si muove nel gioco dell ’ economia mondiale le infligge una conti nua perdita di terreno e di competitività. Non è più possibile perciò scindere, un po ’ como damente, il discorso economico tra problemi di equità, distribuzione interna e grandi temi di sviluppo e di collocazione internazionale. Le sollecitazioni che provengono dal contesto mondiale non sono diffuse nella economia na zionale secondo le medesime dure leggi con correnziali, ma vengono rifratte da aggregati sociali ed economici più o meno stabili che ne deformano e ne attenuano gli effetti. Il meccanismo del gioco a somma zero si applica monotonamente a tutti i settori che Thurow passa in rassegna. Si prenda il caso emblematico del problema energetico. Una soluzione ovvia ed efficente, l ’ autore non ne dubita, è quella proposta dal le teorie liberiste. Si abbandonino i prezzi del petrolio al gioco della domanda e dell ’ offerta; l ’ aumento di prezzo porterebbe a nuove van taggiose opportunità di sfruttamento delle fonti energetiche nazionali americane, ma quali gli effetti? Innanzitutto una redistribu zione di reddito enorme a favore della mino ranza ricca che possiede tali fonti energetiche e le imprese di estrazione e trasformazione; in secondo luogo una serie di altre importanti conseguenze. La tecnologia dello sfruttamen to energetico di per se stessa coinvolge una se quela complicatissima di interessi. L ’ ecologi smo, ad esempio, è un interesse specifico di determinati gruppi sociali. Per chi ha raggiun to un determinato livello di benessere avere un paesaggio naturale non contaminato di venta un bisogno di notevole importanza, mentre per i più poveri assillati da problemi d ’ ordine inferiore e per i più ricchi, che trag gono profitto dall ’ attività di sfruttamento e che possono evadere dall ’ ambiente, la pollu zione diventa di secondaria importanza. Se il primo gruppo è abbastanza forte e agguerri to, la sua opposizione può diventare letale per

ogni nuovo progetto di investimento. La nor mativa predisposta negli anni scorsi offre in numerevoli appigli per lunghissime cause già in sé scoraggianti. D ’ altra parte, in base a quale principio si potrebbe ad esempio con vincere la popolazione di uno stato a subire la devastazione di campi carboniferi che produr ranno energia per uno stato più industrializ zato e più ricco? In ogni caso non esistono soluzioni «facili», poiché ognuna (anche quelle che sembrano più neutrali in quanto applicate so lo su scala sperimentale) comporta perdite e guadagni concentrati su di un gruppo. Thu row evidenzia un fatto tanto banale quanto importante. La collettività nazionale è pronta a sostenere con sincero entisiasmo progetti costosissimi e di incerta utilità, quali la con quista spaziale degli anni ’ 60, poiché ogni sin gola famiglia non è in grado di valutare l ’ one re che le spetta attraverso il finanziamento della spesa pubblica. La stessa collettività si divide profondamente quando progetti «inter ni» anche di maggiore utilità, alterano l ’ equi librio esistente comportando costi percepibili con esattezza. Un altro tema, fonte inesauribile di luoghi comuni, è l ’ inflazione. Thurow si impegna a dimostrare un fatto che potrebbe stupire qualcuno. Il vertiginoso aumento dei prezzi dell ’ ultimo decennio non ha sostanzialmente alterato la distribuzione del reddito. La logica di gruppo ha consentito di difendere le rispet tive posizioni. Il problema non nasce tanto dalla difesa puntigliosa della propria quota di reddito, ma dalla richiesta di sicurezza. In un mondo di salari flessibili e di perfetta concor renzialità la perdita di reddito dovuta ad un minor salario sarebbe, almeno in parte, com pensata dalla certezza di trovare sempre un ’ altra occupazione. Ma nel mercato del la voro, secondo l ’ economista americano, queste condizioni di concorrenzialità non esistono poiché non esiste una perfetta sostituibilità tra un lavoratore ed un altro. Ciò che è vera mente importante è la qualificazione acquisita sul lavoro attraverso l ’ insegnamento e l ’ imita zione dei lavoratori più anziani ed esperti. Se i salari si flettono i lavoratori occupati possono rendersi indispensabili per l ’ impresa, bloccando la trasmissione dell ’ addestramento dei nuovi assunti e rovinando il lavoro di squadra. Così i gruppi più forti (sindacalizzati o no) sono in grado di mantenere rigidi i sala ri reali e quasi rigidi anche i salari relativi, mentre per tutti la minaccia della disoccupa-

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