Problemi della transizione 1982
PROBLEMI DELLA TRANSIZIONE
ci si elabora una visione strategica dei rapporti tra le superpotenze e questa visione viene proposta agli Europei senza alternative, è evidente che la vecchia egemonia americana può avere qualche chance di rinascere; soprattutto quando si pensa che, in ultima analisi, gli armamenti che devono corrispondere a questa visione strategica verranno costruiti in America e venduti agli alleati. È so lo in questo campo, comunque, che gli Americani potrebbero de siderare di riaffermare la loro propria egemonia; anche se deside rassero riaffermarla sul piano politico, economico, concettuale etc., non c ’ è nessun osservatore che creda seriamente che questa possibilità potrebbe esistere o che l ’ amministrazione Reagan sa prebbe sfruttarla. La definizione così ristretta che essa dà all ’ inte resse nazionale americano in campo economico — e che contrasta così palesemente con le vedute larghe di Truman e i suoi luogote nenti alla fine degli anni ’ 40 — sarebbe la prova definitiva di que sta realtà. Allora il sistema atlantico è sotto pressioni fatali o non lo è? Se esso si trova davanti ad una crisi, di che natura è questo momento drammatico, qualcosa di eccezionale, oppure superabile utiliz zando i metodi che finora hanno retto nel bene e nel male? I tanti incontri rumorosi di quest ’ anno hanno ridato vigore e respiro o semplicemente incollata la carta di parete sulle crepe nel muro? 22 Nel dibattito di cui abbiamo parlato finora, la grande maggioran za propende per una visione piuttosto drammatica della situazio ne. Il francese Lellouche parla di una valanga di crisi 23 . Kissinger a Londra in maggio ha usato queste parole: «Temo che la crisi di oggi sia più genuinamente, oggettivamen te seria che non qualunque altra. Essa arriva dopo decenni di un incremento militare sovietico senza sosta, quando l ’ Occidente, durante un decennio ormai, tende a costituirsi pericolosi legami di dipendenza economica con l ’ Est. Mentre in Polonia l ’ Unione So vietica impone l ’ unità del suo impero, i suoi clienti sovvertono si stematicamente gli interessi di difesa dell ’ Ovest dal Sud-Est dell ’ Asia al Medio Oriente, dall ’ Africa all ’ America centrale. Non tutte le nostre difficoltà sono dovute all ’ operato dell ’ Unione So vietica, ma l ’ Unione Sovietica non ha esitato un istante per sfrut tarli mentre la loro soluzione. .. è stata impedita dalla mancanza di una risposta occidentale unificata» 24 . Altri osservatori lamentano che le crisi tendono oggi a dividere gli alleati, mentre una volta avevano un effetto unificante. I più pessimisti confrontano la reazione alla crisi dell ’ Afghanistan o della Polonia con la reazione alla crisi cubana vent ’ anni fa. Una minoranza, fra la quale spicca il nome di Stanley Hoffmann, nota invece i punti su cui gli alleati si trovano d ’ accordo: sull ’ espansio nismo sovietico, sulla necessità di affrontare la sfida sovietica nel Terzo Mondo, sulle debolezze interne dell ’ Unione Sovietica, sulla necessità di rinforzare la NATO politicamente e militarmente 25 . I
La natura della crisi atlantica
22 «Show of Unity at NATO», articolo di fondo, Financial Times, 11/6/82. 23 L ellouche , p. 813. 24 Cit. in Thè Guardian Weekly, 16/5/82. 25 H offmann , pp. 106-07.
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